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Il commissario montalbano gratis scarica

Posted on Author Yozshutaxe Posted in Sistema

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Tornano anche questa settimana, in memoria del compianto Andrea Camilleri, le repliche de "Il commissario Montalbano". Domenica 15 settembre, infatti, sarà riproposto in prima serata su Rai 1 l'episodio "Tocco d'arte", già andato in onda precedentemente nel giugno del Il mini film appena citato è ispirato al racconto omonimo di Andrea Camilleri, facente parte della raccolta di racconti intitolata "Un mese con Montalbano".

Per tutti coloro che non avranno la possibilità di seguire la riproposizione dell'episodio su Rai 1, ci sarà l'opportunità di rivederne le repliche online sui siti ufficiali Rai. Nel dettaglio, si segnala che la replica dell'episodio " Tocco d'arte ", sarà disponibile in streaming solamente sul portale Rai Play. Tale piattaforma, infatti, contiene una pagina in cui sono caricati tutti i film di Montalbano che sono stati trasmessi fino ad oggi sui canali Rai.

Tu mi pare che sei amico del maresciallo Adragna. Ah, e dato che ci sei, vedi se ti da macari il pizzino. Se la sua teoria era giusta, e lui sentiva che era giusta, all'ammazzatore d'armali abbisognava un nome che iniziava con la vocale i.

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Allora che ci trasiva il Circo delle Meraviglie? E macari il nome dell'elefante principiava con la a. E allora? La risposta l'ebbe quasi subito. Sulla facciata laterale di una delle prime case di Vigata c'era un granni manifesto colorato. Con la coda dell'occhio gli parse di vedere il disegno di un clown. Fermo', scinni', ando' a taliare. Era la pubblicita' del Circo delle Meraviglie e doveva trovarsi li' da qualche giorno perche' era tanticchia strapazzata dal malottempo. Annunziava che il circo sarebbe stato a Vigata il 20 ottobre.

Troppo tardi per l'ammazzatore. Pero' c'era il calendario della tournee in provincia e da li' quello che si credeva Dio, o che pinsava di averci a che fare, era venuto a canuscenza della data della rappresentazione di Fiacca. Nel manifesto faciva naturalmente spicco l'elenco delle attrazioni: al secondo posto c'era, a littri dorate, il nome di Irina Ignatievic, star del Circo di Mosca, domatrice di elefanti.

La littra i da mettiri doppo la d. A questo punto non c'era dubbio che la parola completa sarebbe stata "Dio". L'uomo che si credeva Dio, o che pinsava di averci a che fare, aviva liggiuto il manifesto e aviva provveduto d'urgenza. Quale meglio occasione poteva capitargli?

Ma cogliere quell'occasione non doviva essere stata imprisa facile, i rischi che comportava erano enormi e tali da compromettere il progetto che aviva in testa. Bastava un guardiano notturno o un attacco di nirbuso degli armali all'avvicinarsi di uno straneo.

Eppure era andato lo stisso in un circo di notte, o almeno alle primissime ore del matino, ed era arrinisciuto ad ammazzare un elefante.

Era un pazzo che agiva alla sprovveduta, alla comevieneviene, alla sanfaso' o era uno altrittanto pazzo ma della categoria dei puntigliosi, dei metodici? Tutto faceva supporre che l'omo non lasciava mai spazio al caso. E appresso c'era da considerare bene il progressivo aumento di stazza delle cosiddette vittime. Sicuramente veniva a significare qualichi cosa, c'era ammucciato un messaggio da decifrare. Doppo l'ammazzatina della capra, con una certa inquietudine lui aviva pinsato che ora doviva toccare a un omo.

Inveci al posto dell'omo il pazzo aviva ammazzato uno scecco. E quindi era passato a un elefante. Ora, tra una capra e un elefante c'era posto bastevole per il corpo di un omo. Non l'aviva fatto. Per scarsa considerazione degli omini? No, agli omini lasciava ogni volta un pizzino che dava lo stato della contrazione, qualisisiasi cosa essa significasse, e questo viniva a dire che gli omini li considerava e come.

Li avvertiva di un evento imminente. Poteva darsi che il pazzo avrebbe sparato a un omo il lunedi' che veniva e questo pirchi' metteva l'omo in cima alla piramide del regno animale. Doviva certamente essiri accussi': la prossima volta sarebbe toccato a un essere umano. L'omo infatti e', diversamente dagli altri armali, dotato di ragione. E questo lo rende superiore.

O almeno accussi' si continua a cridiri, a malgrado di tutte le prove contrarie che gli omini stessi non hanno mai mancato di esibire nel corso della loro secolare storia. La riunione principio' piu' tardo del previsto pirchi' Fazio, sulla strata di ritorno da Fiacca, aviva incontrato trafico assa'.

Appena trasuto nella cammara, prui' al commissario due bossoli. Sparo' due colpi? Vede, ho pensato che se io domandavo in prestito a mio compare il bossolo e il pizzino, quello appizzava le orecchie e si cominciava giustamente a spiare perche' noi ci interessiamo tanto all'ammazzatina di un elefante. Gli ho invece contato che ero a Fiacca a trovare un amico e avevo approfittato per fargli un saluto. L'ho fatto parlare come per caso della facenna del circo e lui mi ha fatto vedere il bossolo e il pizzino.

Siccome ha dovuto nesciri per tanticchia dalla sua cammara, l'ho confrontato con quelli che mi ero portato appresso. Il pizzino stavolta dice: "Sto per terminare di contrarmi". Le gabbie degli armali sono assistemate lontano dalle rulotte dove dormono gli inservienti e gli artisti.

La domatrice ha detto che ha sentito dei cosi, quelli che fanno gli elefanti E si deve essere portato appresso puro una torcia potente, perche' Adragna mi ha detto che dalle parti delle gabbie c'era molto scuro.

Siccome non poteva andare a sparare con una carabina da caccia grossa che avrebbe fatto un botto tale da arrisbigliare l'intero paisi, si e' arrampicato sulle sbarre della gabbia, arrivando praticamente all'altezza delle teste degli elefanti, e ha sparato alla vestia a mezzo metro di distanza. Quindi ha acceso la torcia, l'ha puntata sull'occhio dell'elefante piu' vicino e ha sparato. E prosegui': "A questo punto, gli manca solo la o di Dio.

Credo che abbiamo di tempo fino a domenica sira per impedire un omicidio. Congiunto e' Egli alla Potenza sua siccome la fiamma e' congiunta ai colori suoi; le forze sue promanano dalla sua Unita' siccome dalla pupilla scura fuoriesce la luce dello sguardo. Emanate son l'una dall'altra come il profumo da un profumo e la luce da una luce. Nell'emanato vi e' tutta la Potenza dell'Emanatore, ma l'Emanatore da questo non subisce diminuzione alcuna.

A questo punto, l'omo non ce la fece piu' a leggere. Aviva l'occhi pieni di lagrime. Di cuntintizza. Anzi, di gioia. Una gioia sovrumana. Talio' il ralogio, erano le tri del matino.

Si lascio' andare a un pianto convulso, sopraffatto dall'emozione. Trimava come per frevi. Si susi' reggendosi malamente sulle gambe, ando' alla finestra, la rapri'. Tirava un vento gelido. L'omo si inchi' d'aria i purmuna e quindi grido'. Un grido talmente lungo che sono' come un ululato. Subito doppo, si senti' le gambe troncate di netto. Non ce la fece a reggersi addritta, s'agginocchio', il davanti della cammisa assuppato di lagrime.

Solo sette giorni mancavano all'Apparizione.

Montalbano talio' il ralogio, erano le tri del matino. Che senso aviva continuare a starsene corcato senza arrinisciri in alcun modo a pigliare sonno?

Si susi', ando' in cucina, si priparo' il cafe'. Tri domande continuavano a trapaniarli il ciriveddro: Pirchi' quello agiva sempre di lunedi', nelle primissime ore del matino, al principio del novo jorno? Pirchi' ci teneva tanto di fari sapiri all'urbi e all'orbo che in lui era in atto un movimento di contrazione?

Che minchia si stava contraendo? Che veniva a significare, per il pazzo, il verbo "contrarsi"? Aviva il senso di rattrappirsi, rimpiccolirsi, come diciva Mimi' Augello, o aviva un senso convenzionale e spiegabile solo con quello che passava per la mente malata dello sconosciuto?

Montalbano sintiva che la giusta interpretazione di quel verbo sarebbe stata indispensabile per arrinesciri a capire qual era l'intenzione ultima del pazzo, indovi voliva andare a parare.

C'era una risposta possibile? Non c'era. L'indomani matina presto, ch'era martedi', s'appresento' in ufficio con gli occhi arrussicati per la mancanza di sonno e con un umore fituso gia' di suo, ma che viniva elevato al quatrato dalla jornata fridda e vintosa.

Praticamente tutta la notte. Il fanatico, perche' ormai questo e' certo, e' inutile ammucciarcelo, e' sicuramente uno che e' nato e cresciuto a Vigata. Intanto, conosce benissimo chi sono i proprietari di certi armali e come fanno di cognome. Queste notizie o stanno scritte nei registri municipali o si sanno per conoscenza diretta. O che in un allevamento di polli ci sono polli?

E tu lo sapevi che il signor Ottone aveva una capra e De Dominici uno scecco? Montalbano non volle attaccare turilla, prosegui': "Ed e' pirsona istruita. Ha la grafia di chi e' abituato a scrivere. Uno che ha gli anni suoi difficile che si mette a scassinare catenacci, a girare campagne campagne di notte, ad acchianare sulle gabbie E sto infatti rispondendo.

Il fanatismo porta a fare cose impensabili, ti da una forza che non sospettavi d'avere, un coraggio che manco te lo sognavi. E poi non e' detto che agisca lui personalmente. Puo' mandare qualche altro fornito di pistola e biglietto.

Un adepto. Adesso facciamo cosi'. Tu, Mimi', vai all'ufficio anagrafe e ti fai dare l'elenco di tutti quelli il cui cognome principia con la vocale o. Non saranno centomila. E che tri dei cinque mascoli sono maritati e hanno a loro volta dei figli. Che sei uno stronzo non avevo dubbi, ma non avevo mai supposto che potevi raggiungere livelli tanto elevati.

Complimenti vivissimi. Ad maiora. E ora levati dalle palle. Vedi se la facenna dell'ammazzatina di questi armali e' trapelata e, in caso, che ne pensa la gente. Ah, un'altra cosa: metti uno dei nostri appresso a Ottone, quello della capra. Ha la disgrazia del cognome che principia con la o. Non vorrei che il fanatico torna da lui e l'ammazza, macari prima di lunedi', cosi' risparmia tempo e fatica di cercare. Non aviva nisciuna gana di mangiare, si sentiva la bocca dello stomaco inserrata.

Prioccupato era, ma soprattutto scontento di se'. Certo, era arrinisciuto a scoprire il collegamento tra i fatti, era stato capace di prevedere forse la prossima mossa del fanatico, ma tutto questo non serviva a nenti se non ce la faceva a scoprire qual era l'idea maniacale, l'intendimento che aveva fatto nido nel ciriveddro bacato dello sconosciuto e che lo spingeva ad agire. Non che lui fosse convinto che alla base di ogni delitto dovesse per forza esserci un movente preciso e razionale.

Una volta, a questo proposito, aviva liggiuto un libretto di Max Aub, Delitti esemplari, che, passato il divertimento, gli era servito meglio di un trattato di psicologia.

Pero' era altrittanto vero che piu' ne sai della pirsona che cerchi e piu' probabilita' hai di trovarla. Squillo' il telefono.

Forse la meglio era contarle tutta la verita'. Tiro' un respiro funnuto e si butto' in apnea tra le parole da dire. Te lo sei scordato? Non posso avere gli orari e i tempi di un impiegato. Ho per le mani un'indagine molto, molto complessa. C'e' stata tutta una serie di ammazzatine Montalbano esito'.

Poi ha fatto fuori un pollo e quindi Possibile che non veniva mai creduto, ne' quando diceva la verita' ne' quando non la diceva?

Forse avrebbe dovuto mettere le parole in un ordine diverso, usarne altre Le parole. Cristo, le parole! Aveva scelto quelle giuste parlando dell'ammazzatore d'armali, l'aviva definito un pazzo religioso, un fanatico, uno che si credeva Dio, o che perlomeno aviva rapporti diretti con lui, e non aviva saputo tirare le conseguenze delle sue stesse parole! Che imbecille che era stato! Quella era la strata che andava seguita senza perdiri altro tempo.

Compose, nirbuso, un numero al telefono. Lo sbaglio' per l'agitazione. Ce la fece al terzo tentativo. Montalbano sono. Sto andando in trasmissione.

Se mi prepari un piatto di pasta, ti vengo a trovare a Marinella passata mezzanotte, dopo l'ultimo notiziario. Che hai? Mi fai venire la preoccupazione se proprio tu mi vieni a dire che non hai gana di mangiare. Avanti, parla. Via via che parlava, Zito si faciva sempre piu' attento.

Penso pero' che, al momento attuale, sia piu' probabile il secondo finale. Ho assoluto bisogno che tu mi metta subito in contatto con Alcide Maraventano. Abitava a Gallotta, un paisuzzo vicino a Montelusa, forse era stato un parrino o forse no, certo era che la testa gli funzionava a corrente alternata.

Indossava sempri una specie di tonaca che da nivura era col tempo addivintata virdastra come la muffa: essendo spaventosamente sicco, pariva uno scheletro nisciuto allura allura dalla tomba, ma misteriosamente vivente.

La sua casa era un'enorme catapecchia cadente, priva di telefono e di luce elettrica, in compenso tanto stipata di libri che non c'era posto per assittarsi. Mentri parlava, usava ciucciare latte con un biberon da picciliddro. A sentire quel nome, Zito fece una smorfia. Quel poco sciato che gli resta dice che gli e' necessario per permettergli di respirare per i giorni che mancano alla fine. Certo che gli anni suoi ce l'ha.

Deve essere piu' che novantino. Te la scordasti quella prighera che ti feci aieri a sira? Una matinata intera sto pirdendo! Non lo sai che Alcide non ha telefono e che bisogna mandare qualcuno a parlargli?

Solo un quarto d'ora fa ho trovato a Gallotta un volontario. Aspetto risposta. Alcide Maraventano era disposto a ricevere Montalbano. Ma la visita doviva essere breve. E inoltri il commissario doviva andarci da solo. In caso contrario la porta di casa non sarebbe stata aperta. L'abitazione di Alcide Maraventano era come se la ricordava, le persiane scardinate, l'intonaco caduto a pezzi, le finestri coi vetri rotti sostituiti da cartoni e assi di legno, il cancello di ferro mezzo sdirrupato.

Solo quello che una volta era l'ammasso informe del giardino del parrino o forse no era ora addivintato una specie di foresta equatoriale. Montalbano rimpianse di non avere portato con se' un machete.

Si districo' tra i rami e i rovi, si fece uno strappo nella giacchetta e santiando arrivo' davanti alla porta che era chiusa. Tuppio' col pugno. Nisciuna risposta. Allura Montalbano rituppio' con due cavuci potenti.

Trasi' nello stesso cammarone dell'altra volta, accuposo di libri messi dovunque, a pile fino al soffitto, per terra, sui mobili, sulle seggie. Il parrino o forse no era assittato al suo solito posto darre un tavolo traballante, in bocca tiniva un termometro gigantesco. Poi faccio le proporzioni" disse il parrino o forse no levandolo per un momento dalla bocca e rimettendolo subito a posto.

No, quello e' un controllino che faccio di tanto in tanto. Siccome avevo saputo che Ho detto cosi' a un cretino che ha capito male. Pero' ho novantaquattro anni passati, amico mio. E quindi non e' poi tanto sbagliato dire che sono in fin di vita. Solo che ormai per fin di vita intendiamo tutti una sorta di stadio agonico.

Roba da chiamare il prete per l'ultima, estrema confessione. Niente, ragionamento perfetto. Maraventano si levo' finalmente il termometro, lo talio', lo poso' sul tavolo, scuoti' la testa, piglio' uno dei tri biberon pieni che erano davanti a lui e principio' a ciucciare. Le posso essere utile in qualcosa? Gli parlo' macari del suo scanto per la prossima mossa dell'omo che si credeva Dio o che pinsava d'essiri in stritti rapporti con lui.

Alcide Maraventano lo stette a sentiri senza interrompere mai. Solamente alla fine spio': "Ha con se' i bigliettini? Maraventano fece tanticchia di largo sul tavolo, li dispose in fila, li Uggi', li riliggi' e doppo talio' a Montalbano e si mise a ridacchiare. E dato che l'altro non si decideva a parlare, lo provoco'. Le e' mai capitato di leggere uno dei Sifre ha-'iyyun? Non solo non li aviva liggiuti, ma non ne aviva mai sintuto parlare.

E cu era? Vai a sapiri pirchi', quel nome e quel cognome gli sonarono veneziani. Montalbano principio' a sentirsi impacciato e sudatizzo. Era tornato di colpo a essere il mediocre studente ch'era sempre stato, dalle elementari all'universita'. Non rapri' piu' bocca, calo' la testa e si mise a disegnare circoli sul pruvolazzo del tavolo col dito indice.

Questo qui mi boccia" gli venne di pinsare. E sulla punta della lingua gli assumo una risposta classica: "Nel mio libro non c'era.

Si susi' per un tempo che al commissario parse interminabile, tanto l'omo era longo. Alla fine, doppo essersi snodato come un sirpente, quella specie di asta che era un corpo e che terminava con una crozza cimiante si mise in camino. Il commissario lo senti' acchianare sulla scala perche' a ogni gradoni emetteva un "ah" doloroso.

Quasi s'affrunto' d'aver dovuto sottoporre il poviro vecchio a quella faticata, ma Alcide Maraventano era l'unico a potergli spiegare qualichi cosa di un problema che pariva non aviri soluzione. Gli venne gana di addrumarsi una sigaretta, ma si scanto' a farlo: con tutta quella carta in giro, sicca, gialluta, centenaria, a provocare un incendio bastava un nenti. Passarono una vintina di minuti. Per quanto appizzasse le orecchie, non sintiva nessuna rumorata viniri dal piano superiore.

Forse il vecchio era andato a cercare il libro in una cammara che non era proprio di supra a quella dove lui si trovava. Tutto 'nzemmula ci fu un boato spavintoso, un'esplosione terrificante, la casa intera traballio, qualche pezzo d'intonaco cadi' dal soffitto. Una botta di tirrimoto? Una bombola del gas ch'era scoppiata? Montalbano, satato dalla seggia che a momenti sfondava il soffitto con una testata, vitti calare sulla porta che dava nella scala una specie di sipario bianco.

Doviva essiri la polvere, il pruvolazzo dei calcinacci caduti al piano di supra. Forse la scala era pericolante. Ma il commissario si senti' in dovere di principiare ad acchianarla, cautamente, per andare in soccorso del parrino o forse no.

Il pruvolazzo denso gli trasi' nei polmoni, comincio' a farlo tossire. L'occhi principiarono a lagrimigliargli. Fu allura che noto' un certo movimento sul pianerottolo in cima alla scala. Io" fece la voce sirena e tranquilla di Alcide Maraventano. Doppo, tra la nebbia, il parrino o forse no comparse con un librone sutta il braccio.

Da verde muffa, la tonaca era addivintata bianco gesso per il pruvolazzo. Alcide Maraventano pariva lo scheletro di un papa che scinniva una scala. E' caduta una scaffalatura che a sua volta ha fatto cadere tre o quattro pile di libri. Stiamo parlando della Qabbalah e delle sue interpretazioni. Ne aveva inteso parlare, certo, ma sempre come qualcosa di misterioso, di segreto, di esoterico. La luce si concentro' e si ritrasse tutta attorno a quel punto centrale Certo, il significato delle parole lo capiva, ma non gli arrinisciva la connessione tra una parola e l'altra.

Aveva tutto 'nzemmula intuito indovi quel pazzo che si credeva Dio voleva andare a parare. Il punto di maggiore concentrazione della luce, il punto centrale, e' il luogo della creazione, non della distruzione, sempre secondo Luria e Vital. Quello, invece, si e' fatto persuaso del contrario.

Bisogna che lei lo fermi. Con qualunque mezzo. Perche' il lunedi' e' il principio della luce, il giorno nel quale si crede che il Creatore abbia iniziato la sua opera. Ci pensi bene. Non devono essere tante le persone che si sono dedicate, o si dedicano, a studi cosi' difficili e complessi. Qualche volta veniva a discutere con me. Si chiamava Saverio Ostellino, era piu' grande di me di qualche anno.

E' morto da tanto tempo. Abitava a Vigata. Mi ricordo di essere andato al suo funerale, e' sepolto li'. Montalbano aspitto' tanticchia e doppo, appizzando le orecchie, sinti' un leggerissimo runfuliare.

Maraventano si era addrummisciuto. O faciva finta? Ad ogni modo, quel sonno vero o finto stava a significare una sola cosa, che la visita era finita. Il commissario si susi' e nisci' dalla cammara in punta di pedi. Mimi' Augello gli sbatti' sulla scrivania, con un'ariata sdignosa, una decina di fogli scritti fitti fitti. Per tua conoscenza, si tratta di quattrocentodue persone, tra mescoli, fimmine, picciotti, picciotteddre, vecchi, picciliddri e neonati.

Sono presenti? O qualcuno di loro e' fora di casa? Quando decideremo di raggrupparli, voglio essere veramente sicuro che ci siano tutti.

Il commissario Montalbano

Voglio sapere chi e' fora paisi per affari, studio, malatia e cose accussi'. Devo macari sapere se qualcuno ha in mente di partire entro lunedi' prossimo o se c'e' qualcuno che invece torna, sempre entro lunedi'. Ma come faccio? Andate case case e fate una specie di censimento.

Non manca a te, Mimi', d'inventare minchiate.

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Come aviva detto Maraventano che si chiamava lo studioso della Cabbala? Ah, si': Saverio Ostellino. Sull'elenco ne risultavano tri: Francesco, Tiziano e, appunto, Saverio. Certamente un nipote. Che forse non aviva nenti a che fare con tutta la facenna. Il suo cognome, principiando per o, lo includeva tra le probabili vittime e quindi lo escludeva dalla possibilita' che fosse lui il pazzo fanatico. Ma era tutto da controllare. Passo' una mala nottata, in pratica ore e ore ad arramazzarsi nel letto.

Troppe le domande, i dubbi, le incertezze che gli trapaniavano il ciriveddro. Doviva avvertire il questore di quello che stava succedendo? Era suo dovere, sicuro. E se l'altro non gli avesse creduto, poteva fare lo stesso di testa sua? Che il pazzo pensava di fare una strage ne era certo come se quello glielo avesse comunicato di pirsona pirsonalmente, per dirla con Catarella. E di prepotenza ogni tanto si facevano largo alcune parole di Alcide Maraventano: " Queste parole lo squietavano, ma non arrinisciva a capiri pirchi'.

In qualche parte della casa doveva esserci una Bibbia che una volta si era fatto prestare e che non aveva mai restituito. Ci mise tempo, ma la trovo'. Torno' a corcarsi e principio' a leggere. In altri parole, "il settimo si riposo'". E con cio'? Che importanza aveva quella frase nell'indagine che stava facendo? Non sapiva pirchi' o pircome, ma sintiva, a pelle, che qualche cosa significava, quel giorno di riposo, e di molto importante.

L'omo caminava a passo lento, la testa vascia come a taliare indovi metteva i pedi data la scarsa luce che facivano i lampioni alcuni dei quali erano macari astutati. Non passava un cane, tutti erano andati a dormiri, almeno accussi' cridivano, mentri inveci erano andati a fare la prova generale del sonno eterno nel quale, da li' a qualche giorno, sarebbero precipitati per opera so'.

Tutti, vecchi che gia' sintivano allato il sciato della morti e picciliddri appena nasciuti che ancora non avivano rapruti l'occhi, anziani e picciotti, mascoli e fimmine. All'idea della vicinanza di quel giorno, del Giorno, un brivido violento gli parti' dall'inguine, acchiano' come una scossa elettrica lungo la spina dorsale, gli arrivo' al ciriveddro dandogli una specie di 'mbriacatura improvvisa, tanto violenta che le ummire della casa principiarono a firrigliargli torno torno.

Inserro' gli occhi, ansimando e gemendo di piaciri. Dovette starsene qualche minuto fermo, doppo la 'mbriacatura passo' e fu nuovamente in grado di ripigliare la passiata. Si mise a cantare senza voce, dintra di se': "Dies irae, dies illa La matina appresso, sul tardo, arrivo' Mimi' Augello dicendo che l'elenco si era ridotto di trentacinque persone.

Quattro sono emigrati in Belgio, sei in Germania, tri stanno studiando a Palermo Un censimento sugli spostamenti interni ed esterni degli abitanti di alcune citta' campione. Probabilmente santiavano dintra di loro.

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Mimi', ti devi mettere a un'opera fina, ma camurriosa. Fai un segno di croce, sullo stradario di Vigata, per indicare dove stanno di casa questi che hanno il cognome che principia con la o. Quindi traccia un percorso ideale, il piu' breve, perche' al momento opportuno noi possiamo avvertire tutti nel minor tempo possibile.

Ho gia' parlato col proprietario, il locale ha cinquecento posti. Capisco che sara' complicato pirsuadiri questa gente a nesciri di casa, macari hanno qualche vecchio difficile da trasportare Di subito, Montalbano si senti' arraggiare. Odiava quella frase. La sentiva pronunziare sempre piu' spisso in qualisisiasi riunione e chi la diceva aviva la 'ntinzioni, piu' o meno ammucciata, di sviare il discorso che si stava facendo.

Si tenne, non fece catunio pirchi' la facenna che stavano trattando era troppo importante. Tu ti rendi conto? Ci saranno picciliddri che piangono, altri che giocano facendo battaria, vecchi che vogliono riposare, omini che litigano Gli facciamo proiettare una bella pellicola. Una di quelle che possono vedere tutti. E tu, che hai una voce passabile, gli puoi macari cantare qualche canzonetta. I tri Ostellino, Francesco, Tiziano e Saverio non vi comparivano.

Lo prui' ad Augello. Mimi' glielo strappo' dalla mano e nisci' dalla cammara senza manco salutarlo. L'indomani a matino s'appresento' in commissariato che era ancora presto, e presto assa'. Fazio infatti era calato in un sonno profunno, la testa appuiata sulle braccia conserte a loro volta appuiate sulla scrivania. Non lo potevi dire a Galluzzo? A proposito, sono due giorni che non lo vedo, il signor Gallo! Che mi dovevano dire? Potevate degnarvi di farmelo sapere!

Quando ci sono i funerali? Digli che lo pago quello che vuole, ma la voglio. Stava per andarsene, doppo avere abbracciato Gallo, quando gli venne di fari una pinsata. S'avvicino' a un custode. Il commissario, che non aviva gana di babbiare, lo talio' malamente. A quella taliata, tutta la filosofia del custode scomparse. Poi gira subito a mano manca e si viene a trovare davanti alla Chiesa che c'e' al centro del cimitero. Darre la Chiesa, quasi attaccata, ci sta la tomba che cerca.

In alto c'era un ampio fregio, una specie di cartiglio, sul quale c'era scritto a caratteri di bronzo dorato "Famiglia Ostellino". Era ben tenuta. Infilo' la testa tra le sbarre di ferro battuto del cancello che faceva da porta, ma i vetri spessi e colorati in grigio che c'erano darre gli impedirono la vista dell'interno. Rivolse una breve preghiera mentale al cabbalista Saverio Ostellino perche' dall'aldila' gli desse una mano d'aiuto e nisci' dal camposanto.

Ando' alla trattoria San Calogero ma, con grande costernazione del proprietario, non fu capace di mangiari nenti di nenti. Si sentiva la vucca dello stomaco stritta e persino il sciauro del pisci gli dava fastiddio.

Si fece una lunga passiata al molo, ma era allascato e stanco. Stanco e umiliato per la sua impotenza, la sua incapacita' di fermare il piano dell'omo che si credeva Dio. Capiva lucidamente di essere costretto ad andare a rimorchio appresso alla follia dello sconosciuto. Non arrinisciva a farsi venire in testa qualichi cosa che gli poteva permettere di mettersi, se non un passo avanti, almeno a paro del suo avversario. Poteva solo giocare in difesa. E per lui questa era una novita' che lo pigliava assolutamente spriparato.

Il peggio era che non arrinisciva a cangiare in raggia il senso di frustrazione che provava. La raggia, per lui, era un motore potente. Si era appena assittato che la porta sbatti' con violenza contro il muro. Apparse, naturalmente, Catarella. Dice accussi' che lui devi avere la pripiorita' soluta! Dice che e' cosa urgentissimamenti urgenti! Se telefonava, la cosa doveva essere grossa assa' e veramente urgentissima.

Da dove telefona, signor Maraventano? E' venuto a trovarmi un amico che ha uno di quei cosi, come si chiamano Le voglio dire che ho riflettuto a lungo su tutto quello che lei mi ha raccontato e sono pervenuto a una conclusione.

Maraventano si stava facenno una ciucciata. Addivinto' nirbuso, quello se la stava pigliando commoda. In un fiat, era arrinisciuto a capire quello che non aviva capito quanno aveva liggiuto la Bibbia. Il lunedi', giorno che segnava il principio della creazione, non poteva essere lo stesso della fine!

L'altro capo del filo

Si ricordi: di qualsiasi cosa si tratti, accadra' sicuramente entro la mezzanotte di sabato, perche' la domenica il nostro imbecille dovra' riposare. Assieme a molte altre persone, temo. E attento: la fine della contrazione, nella confusione mentale di quest'individuo, coincidera' necessariamente con il tornare a essere luce accecante, inguardabile.

Mi sono spiegato? Montalbano, sentendosi acchianare una specie di frevi, non lo ringrazio', non lo saluto', riattacco' semplicemente e si mise a fare voci senza manco rendersene conto.

Che giorno e'? E quindi il giorno appresso era il 2 novembre, il giorno dedicato ai morti. Non si stavano sbagliando, lui e Maraventano. Ne ebbe chiara, immediata, assoluta certezza.

Come diceva la preghiera che aveva sentito in chiesa durante il funerale? Ecco, era il "Credo" E il 2 novembre, al camposanto, quel pazzo li avrebbe avuti tutti sottomano, i vivi e i morti! E l'ultima cosa che i vivi avrebbero visto sarebbe stato il manifestarsi della luce assoluta.

E di colpo l'agitazione scomposta gli passo', rimase una tensione razionale. Aviva finalmenti intravisto il modo di pigliare l'iniziativa, spiazzando l'avversario. Non era piu' a rimorchio. Toccava a lui fare la mossa giusta.

Qualsiasi cosa deve capitare, capitera' domani, sabato, e non lunedi'. Ci avevo gia' pensato, a questa possibilita', e qualcuno proprio ora me l'ha confermata. Fazio, ricordati che appena finiamo qua, mandi Gallo ad avvertire Mezzano che il suo cinema deve restare a nostra completa disposizione dalle ventuno alle ventiquattro di oggi.

Una volta tanto, se la mia supposizione e' giusta, lo precediamo. Ma e' cosa troppo longa spiegarvi il mio ragionamento. Meno tempo perdiamo e meglio e', credetemi. E tempo ce ne resta picca assa'. Precipitatevi con gli altri ad avvertire le famiglie.

Dite di presentarsi alle nove precise. Hanno cinque ore per prepararsi. Se c'e' qualche malato ce lo facciano sapere, mandiamo a pigliarlo con un'ambulanza. Mimi', tu ti metti alla porta del cinema con l'elenco e spunti i nomi di quelli che entrano. Se qualcuno non si e' presentato, avverti Fazio che provvedera' a farlo ricercare e prelevare.

Vedrai, si precipiteranno. E' cosi'? Ne consegue che il pazzo fara' quello che ha in testa di fare il lunedi' che viene, come i lunedi' passati" continuo' Augello. Doppo, iso' l'occhi e talio' il commissario. E sono pronto a collaborare con lei. Ma devo informare i miei superiori e lei questo non lo vuole, come non vuole informare i suoi. Stettero muti per tanticchia. Allora ha il dovere d'intervenire, anche chiedendo rinforzi, per mantenere l'ordine pubblico. Nisci' dalla caserma dei carrabinera sollevato.

Aviva macari ottenuto, dal sindaco, l'invio di una decina di guardie municipali. Da solo, con i so' uomini, non ce l'avrebbe fatta a contenere le centinara di curiosi che avrebbero scasato appena la notizia si veniva a sapere. La trasuta al cinema delle famiglie convocate avvenne tra due ali di folla rumoreggiante a malappena trattenuta da carrabinera e vigili urbani.

Tutta la faccenna, va a sapiri pirchi', aviva pigliato un tono allegro, di sfotto' reciproco tra quelli che trasivano e quelli che li taliavano trasiri. Ma, tra i convocati, ci furono macari proteste e murmurii, soprattutto da parte dei piu' anziani. Un picciotto, capelli lunghi, orecchino, barba, si piazzo' davanti al commissario e gli fece il saluto fascista.

Fazio gli mollo' un poderoso cavucio in culo e quello scomparse tra la folla. Mentri la gente trasiva, il cinema si andava trasformando in qualichi cosa di mezzo tra il nido d'infanzia e l'ospizio dei vecchi. Finalmente il commissario pote' acchianare sul palco seguito da Mimi' Augello. Sapiva di non essiri assolutamente capace di parlari in pubblico, era rosso in faccia e si sentiva la vucca tutta allappusa come quanno si mangia il limone.

Scusatemi per il disturbo, ma l'ho fatto nel vostro stesso coso, come si dice C'e' uno che Mimi' fu rapido ed efficace, spiego' quello che doviva spiegari, rassicuro' i presenti che niente potiva loro accadere all'interno del cinema, presidiato dintra e fora.

Annunzio' che sarebbe stato fatto l'appello per maggiore sicurezza. Acchiano' Fazio con l'elenco in mano e gli si mise allato. Si sentirono risatine, commenti, la tensione era di molto calata. L'appello era arrivato quasi alla fine quanno ci fu un intoppo. Manco stavolta venne risposta. No, l'assenza di Saverio Ostellino non era un caso: ebbe la certezza d'essere arrinisciuto a far fare il primo passo falso all'avversario.

Scatto' come una saitta verso il sittantino. E mentri quello obbediva senza sciatari, continuo' rivolto a Mimi' e a Fazio ch'erano sul palco: "Voi due venite con me. Gallo continui l'appello. A pochi passi c'era l'insegna di un sale e tabacchi. Lo spaccio aviva la saracinesca abbassata a meta'. Si calarono e trasirono. Lei conosce un tale che si chiama Saverio Ostellino? Si esibi' in una litania di santioni. Arrivarono all'altra tabaccheria che il proprietario stava inserrando una vetrinetta piena di pipe che c'era allato alla porta.

Il tabaccaio fece letteralmente un salto in aria e si volto' scantato. Lo piglio' per i risvolti della giacchetta e l'impiccico' contro la vetrinetta. Lo conosci a Saverio Ostellino, si' o no? Una fimmina un pacchetto di cirina, il ragiuneri Anfuso du' fogli di carta bollata, una picciotta una busta e un francobollo e me' cuscino Filippu si joco' una schedina.

Si misero a curriri verso il cinema, indovi il commissario aviva lasciato la so' machina. Fazio si sentiva il cori stritto: mai, avanti, aviva visto il suo capo accussi' prioccupato. A malgrado che il villino degli Ostellino era all'estrema periferia del paisi che gia' pariva campagna, ci arrivarono in un vidiri e svidiri, prima d'allura il commissario non aviva provato a curriri tanto e tutto si potiva dire di lui eccetto che era uno che sapiva tiniri il volante in mano.

Un cane randagio se la scanso' per un pilo, l'autista di una Cinquecento, che veniva in senso inverso, vitti la morte con l'occhi. Montalbano fermo' proprio davanti alla porta del villino. Scinnirono e lo taliarono dall'esterno. Nisciuna luce trapelava dalle pirsiane, la casa era allo scuro completo.

Poteva darsi che Saverio Ostellino sinni stava appostato darre a una finestra ad aspittarli col revorbaro in mano e potiva darsi che no. L'unica era provare. Il commissario prui' le chiavi a Fazio e questi rapri' la porta. Montalbano trasi' per primo e addrumo' le luci. Si trovarono dintra a una gran cammara di ricevere, bene arredata con mobili ottocenteschi, di gusto tanticchia funereo. Per il si' o per il no, Augello e Fazio quasi in contemporanea scocciarono le pistole.

Taliarono accuratamente al pianoterra che era fatto dal grannissimo salone, e po' da una cucina, una piccola cammara-studio, un bagno. Nenti, non solo non c'era anima criata, ma le cammare, per quanto pulitissime, davano l'impressione di non essere state abitate da tempo. Acchianarono quatelosamente al piano di sopra: tri cammare da dormiri, tri bagni. Raprirono gli armuar, si calarono a taliare sutta ai letti. Una solamenti delle tri cammare di letto, dal grande disordine che c'era, si vidiva che era normalmente usata.

L'istisso per uno dei tri bagni. Restava l'ultimo piano ch'era composto da un unico grannissimo cammarone, uno studio con al centro un tavolo. Migliala di libri dovunque, nelle scaffalature, 'n terra, a mucchi, a pile. Di subito, al commissario parse una replica della cammara di Alcide Maraventano. Gli basto' una taliata per capire che si trovava davanti a una biblioteca specializzata: libri esoterici, di magia, di filosofia, di storia delle religioni e via di questo passo.

La cosa curiosa era che non parivano libri accattati di recente, il piu' novo doviva risalire a una quarantina d'anni avanti. Ad ogni modo, non c'era piu' motivo di dubitare: l'ammazzatore d'armali, l'omo che si cridiva Dio, finalmente aveva nome e cognome. Montalbano si sinti' per mita' soddisfatto e per l'altra mita', se possibile, ancora piu' scantato.

Era arrinisciuto si' a fargli fare la mossa sbagliata, ma la partita non era finita. Anzi, era ancora da principiare. Questa e' una 7, Mimi' e Fazio si voltarono a taliarlo con l'occhi sbarracati. Il commissario non chiari' che l'aviva detto a se stesso. Senza che ci fosse stato accordo preventivo, stavolta al volante ci si mise Augello. Ne avivano viste troppe durante il viaggio d'andata e il commissario non protesto'. Ma Montalbano stava seguendo un suo pinsero.

Aviva quello che Montalbano chiamava il complesso dell'anagrafe. Ha insegnato al liceo di Montelusa. Una vita metodica. Ma tri anni fa la sua esistenza cangio'. In un colpo solo perse la mogliere e la figlia che andava alla prima elementare.

Fu un incidente d'auto. Guidava la mogliere, lui non c'era. Da allora e' andato a vivere da solo in una casa che gli aveva lasciato so' nonno. Questa dove siamo appena stati, credo. Ha smesso di travagliare, non gli spercia di fare piu' nenti. Non nesci quasi mai. Tuppiarono alla porta della casa del custode ch'era allato. E seguito': "Saverio Ostellino s'e' visto in questi ultimi tempi? Praticamente, da quando gli sono morte la mogliere e la figlia, viene tutti i giorni.

E' il primo a trasire e l'ultimo a niscire. Povirazzo, non ci sta piu' con la testa. Almeno accussi' ha detto a mia e ai miei aiutanti. Porta sempre una valigetta di media grannizza.

Dintra ci ha spiegato che ci sono i libri di preghiere. Ma che vuole che fa 'sto poviro 'nfilici? Una volta mi parlo'. Mi spiego' che aviva attrovato, seconno lui, il modo di far risuscitare la mogliere e la picciliddra. Pazzu completu. Che ci possiamo fare? Disgrazie granni, sono. Se me lo permettono e si fanno di lato un mumentu Ma in quel momento avivano altri pinseri per la testa. Alla luce, l'interno della tomba si rivelo' pulitissimo e in perfetto ordine.

C'erano sciuri freschi davanti ai loculi della mogliere e della figlia di Saverio Ostellino. Forse il povirazzo ci veniva col simplice scopo di prigari e basta. Ma in quel momento il commissario s'adduno' che 'n terra, allato all'altare, c'era una specie di rettangolo scuro.

S'avvicino': era una botola aperta, la spessa lastra che serviva da chiusura stava appoggiata al muro. Si calo' a taliare, ma c'era troppo scuro. Pero' mi fa miraviglia. E il signor Ostellino non ce l'ha domandata. E po' non si lassa aperta. La purpania era granni quanto la tomba di sopra. Non era intonacata. Tri vecchi tabbuti erano assistimati al centro. Erano stati spostati per lasciare libere le pareti. Infatti tutte e quattro le pareti, fino ad altizza d'omo, erano letteralmente rivestite da candelotti di dinamite, sistemati a gruppi in un ordine perfetto.

Le micce dei candelotti erano legate tra loro e congiunte a una miccia piu' grossa e piu' lunga di tutte. Abbastava addrumare questa per far saltare tutto.

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Quali libri di preghiere! Domani, giorno dei morti, nel momento in cui il camposanto era piu' affollato, avrebbe dato fuoco alla miccia. Fora della tomba, Montalbano disse a Fazio: "Chiamami Gallo al telefonino. Come vanno le cose li'? Il custode gli spieghera' a quale tomba deve montare la guardia senza cataminarsi di un passo.

Ah, le volevo dire una cosa: guardi che quel tizio, Saverio Ostellino, e' tornato, e' assittato in platea.

Ha domandato scusa, ha detto che prima di' chiudersi nel cinema aveva dovuto sbrigare un affare urgente. Montalbano aggelo'. Appena li vitti scinniri dalla macchina che era arrivata con la velocita' di una pallottola, Gallo si fece loro incontro. Gallo lo talio' imparpagliato, era all'oscuro di tutto. C'e' solo lui, gli altri posti della fila sono vacanti.

Ma che succede? La registrazione è totalmente gratuita e permette agli utenti di scaricare un'app tramite la quale vedere le repliche anche quando non si ha a disposizione il pc di casa. La trama ufficiale di "Tocco d'arte" ci segnala che Montalbano riceverà una telefonata di Catarella che lo informerà della morte di un orafo di Vigata, un certo Alberto La Russa. Il corpo senza vita dell'uomo è stato rinvenuto da un'amica del commissario, a cui la vittima aveva regalato dei gioielli. La morte dell'uomo sembrerà all'inizio un suicidio ma poi non si rivelerà essere tale.

Poco dopo, infatti, il commissario incontrerà il medico legale Pasquano, che gli confermerà che l'orafo è morto a causa di una scarica elettrica che lo ha carbonizzato mentre si trovava sulla sua sedia a rotelle artigianale. Un uomo si recherà al commissariato e confesserà a Montalbano di aver visto una macchina uscire a tutta velocità dalla casa dell'orafo la notte dell'omicidio.

Dopo aver indagato su di lui, Montalbano scoprirà che è il fratello di La Russa, diventato l'unico erede delle sue ricchezze. Inoltre verrà a sapere che fu proprio lui a causare l'incidente in cui Alberto rimase paralizzato, spingendolo da una torre mentre litigavano a causa di una donna, Emma.

Nel frattempo, Augello sarà occupato ad indagare sul caso di un'elettricista di Vigata, Ignazio Cucchiara, ucciso durante la notte senza nessun testimone. Serie TV. Anticipazioni Tv. Ti terremo aggiornato con tutto quello che non puoi perdere. Segui la nostra pagina Facebook! Leggi tutto. Di tendenza oggi. Una Vita, spoiler: Telmo apprende che lui e Lucia sono stati narcotizzati da Samuel. Una Vita, trame al 26 ottobre: Telmo commette un furto, la Alvarado evitata dagli abitanti.


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