Midws

Midws

Scaricare carta pergamena filigrana

Posted on Author Zuluk Posted in Libri

  1. Grazie per il feedback!
  2. 400 Carta Pergamena e Pergamena immagini gratis Pixabay
  3. '+nodupH1.html()+'

Immagini correlate: pergamena carta vecchio sfondo cancelleria Immagini carta pergamena da scaricare Vecchio Trama Carta Sfondo Texture Carta Font su filigrana stampata, su immagine e infine selezionate il disegno desiderato. SCARICARE PERGAMENA SU CUI SCRIVERE - Se tra gli stili di filigrana Pergamene da scrivere e stampare Prestigeprint Carta Da Parati Originale, Fogli​. Se in occasione di un evento state progettando di fare degli inviti a persone di riguardo usando una pergamena, potete crearla con un. Home page Pergamene da stampare gratis Esempi pergamene Crea Modello Pergamena da Scaricare Fotomontage scroll - Pixiz Carta Da Parati A Fiori, su filigrana stampata, su immagine e infine selezionate il disegno desiderato.

Nome: scaricare carta pergamena filigrana
Formato: Fichier D’archive
Sistemi operativi: Android. iOS. MacOS. Windows XP/7/10.
Licenza: Gratis!
Dimensione del file: 25.39 Megabytes

Per ulteriori informazioni su questa modifica, leggere questo post di Blog. Sintomi Quando si stampa un documento di Microsoft Office Word che include uno sfondo, lo sfondo non viene stampato. Esempi di elementi che possono trovarsi in uno sfondo includono colori, immagini o temi.

Soluzione alternativa Per ovviare a questo problema, utilizzare il metodo appropriato per la versione di Word. Word Scegliere Opzionidal menu file. Nel menu Visualizza fare clic per selezionare la casella di controllo Stampa colori e immagini di sfondo in Opzioni di stampa, quindi fare clic su OK.

Word Scegliere Opzionidal menu file. Nel menu Visualizza fare clic per selezionare la casella di controllo Stampa colori e immagini di sfondo in Opzioni di stampa, quindi fare clic su OK. Word Per ovviare a questo problema in Word o quando si utilizza Word come editor di posta elettronica in Microsoft Office Outlook , abilitare l'opzione colori e immagini di sfondo.

A tale scopo, attieniti alla seguente procedura: Scegliere Opzionidal menu strumenti e quindi fare clic sulla scheda stampa.

Fare clic per selezionare la casella di controllo colori e immagini di sfondo e quindi fare clic su OK. Word Metodo 1: utilizzare la caratteristica Filigrana stampata Per ovviare a questo problema in Word , utilizzare la caratteristica Filigrana stampata. A tale scopo, attieniti alla seguente procedura: Scegliere sfondodal menu formato e quindi fare clic su Filigrana stampata. Nella finestra di dialogo Filigrana stampata , utilizzare uno dei metodi seguenti: Per inserire una filigrana immagine, eseguire la procedura seguente: Fare clic su filigrana immagine.

Fare clic su Seleziona immagine. Fare clic sull'immagine che si desidera utilizzare come filigrana e quindi fare clic su Inserisci. Fare clic per selezionare la casella di controllo relativa all' attenuazione se non è già selezionata e quindi fare clic su OK. Nota La funzionalità di attenuazione regola la luminosità e il contrasto dell'immagine per rendere l'immagine meno visibile dietro il testo. Per inserire una filigrana di testo, eseguire la procedura seguente: Fare clic su filigrana di testo.

Nella casella di testo Digitare il testo che si desidera utilizzare come filigrana. Nota È inoltre possibile selezionare il testo che si desidera utilizzare come filigrana facendo clic sul testo nell'elenco di testo.

Selezionare le altre opzioni che si desidera utilizzare con la filigrana di testo, ad esempio il tipo di carattere, le dimensionie il colore, e quindi fare clic su OK. Metodo 2: utilizzare Microsoft Internet Explorer Per ovviare a questo problema quando si utilizza Word come editor di posta elettronica in Microsoft Outlook , eseguire la procedura seguente: Aprire il messaggio di posta elettronica contenente lo sfondo che si desidera stampare in Outlook Gli studî furono poi rivolti all'estrazione della cellulosa dal legno, cioè alla preparazione della pasta chimica che, a differenza della pasta meccanica non contenesse più le sostanze incrostanti del legno.

Questi due procedimenti trovarono vasta applicazione, ed i vari tipi di cellulosa che attualmente si usano costituiscono una delle principali fonti di materie prime fibrose dell'industria della carta. Gli studî sono ora particolarmente rivolti alla ricerca di altri vegetali atti a dare pasta da carta, poiché il problema della materia prima si impone nel timore che anche le riserve disponibili di legname da carta abbiano fra alcuni decennî ad esaurirsi. Fra i progressi dovuti alla chimica è da segnalare pure quello assai importante dovuto alla scoperta fatta dall'Illig di Erbach Odenwalde della collatura in pasta.

Per dare alla carta il dovuto grado d'impermeabilità, la cosiddetta collatura avveniva in altri tempi in foglio; passando cioè il meglio di carta in un bagno di colla animale che si distribuiva alla superficie delle due facce del foglio e che, dopo essiccamento, rendeva la carta collata e atta a ricevere la scrittura senza che l'inchiostro si spandesse.

Questo metodo di collatura, detto superficiale o in foglio, ancora praticato per certi tipi di carta, venne poi sostituito quasi completamente da quello più economico dovuto appunto alla scoperta di Illig, consistente nel collare la carta già durante la fabbricazione.

Si aggiunge cioè alla pasta una soluzione o emulsione acquosa di sapone di resina o colofonia e si precipita quindi con solfato di alluminio la resina, sostanza collante che ad essiccamento graduale forma un leggerissimo strato avvolgente le singole fibre, capace di dare il necessario grado d'impermeabilità.

Questo metodo di collatura, detto in pasta o alla resina, si è generalizzato ed è quello che nelle linee principali è ancora adottato in tutte le cartiere del mondo. Le materie prime che s'impiegano nella fabbricazione della carta possono essere suddivise in quattro grandi gruppi: 1.

Materie fibrose, che costituiscono il materiale principale e indispensabile per la carta. Materie collanti, usate per impartire alla carta un determinato grado d'impermeabilità secondo l'uso a cui la carta deve servire. Materie di carica, impiegate non già per dare peso alla carta, come per lo più si ritiene, ma per impartire determinati requisiti alle carte adibite più specialmente alla stampa. Materie coloranti, usate per correggere il fondo delle carte o per la preparazione delle carte colorate.

Mentre le materie del primo gruppo costituíscono sempre la parte essenziale della carta, quelle degli altri gruppi sono o no impiegate secondo il tipo di carta da produrre. Altre materie possono inoltre essere impiegate per ottenere in carte speciali determinati requisiti. La fabbricazione odierna della carta comprende diverse fasi di lavorazione, e cioè: a preparazione delle mezze paste secondo un diagramma di lavorazione che varia col variare del materiale fibroso dal quale si parte; b preparazione della tutta pasta o pasta raffinata e formazione degl'impasti; c fabbricazione della carta; d allestimento della carta.

Preparazione delle mezze paste. Devono quindi essere ancora sottoposte a un'ulteriore lavorazione meccanica, cioè alla raffinazione v. Le mezze paste vengono preparate dai materiali fibrosi, principalmente da: 1. Essi sono molto apprezzati per la fabbricazione della carta perché, tranne i cenci di iuta, sono composti, nelle condizioni normali, da fibre la cui cellulosa che ne è il costituente essenziale è resistente agli agenti idrolitici e ossidanti e offre quindi la maggior garanzia d'inalterabilità.

I cenci, acquistati da grandi commercianti che li incettano e li sottopongono a una prima cernita grossolana, arrivano alla cartiera in balle fortemente compresse che vengono depositate nel magazzino cenci.

Questo è posto comunemente al piano più elevato dello stabilimento e deve essere ben aereato. Accanto ad esso sono i locali per l'apritura delle balle e per la battitura o spolveratura, che rende innocuo alle operaie il lavoro di cernita. La battitura avviene con speciali macchine costituite da un tamburo cilindrico esterno di lamiera forata o rivestito di tela metallica, entro cui gira un secondo tamburo munito di denti che sbattono i cenci contro le pareti interne del primo, sulle quali sono pure fissati dei denti.

Le particelle più pesanti passano attraverso la lamiera forata o le maglie della tela, e il pulviscolo più leggiero viene assortato da un ventilatore e portato generalmente in una camera della polvere dove, per mezzo di filtri, si possono ricuperare tutte le fibre eventualmente aspirate con la polvere. Queste macchine, costituite per lo più da due o tre tamburi, operano in continuo; i cenci da pulire vi entrano per mezzo di una tela senza fine che gira su rulli, e dopo la battitura sui tamburi escono dall'altra parle puliti.

I cenci spolverati passano poi alla sala della cernita dove sono separati a seconda della natura, qualità, grossezza, colorazione, grado di sudiciume e grado di logoramento delle fibre.

La cernita è indispensabile; essa ha lo scopo di ottenere una pasta omogenea senza perdite eccessive di fibre, dovendo i cenci essere trattati in condizioni differenti secondo la loro qualità.

I cenci impiegati nella fabbricazione della carta sono comunemente quelli vegetali e nella cernita avviene una suddivisione in diverse categorie o qualità secondo i concetti suindicati cenci di cotone, di lino, di canapa, di iuta, greggi e colorati, puliti e sporchi, grossi e fini, cordami varî, ecc.

La classificazione varia da paese a paese non solo, ma anche da cartiera a cartiera in relazione alla finezza dei tipi di carta che si producono. La cernita viene effettuata da operaie che procedono contemporaneamente, a mano, a una prima tagliatura all'ingrosso.

I cenci vengono tagliati tendendoli dal basso all'alto contro la lama del coltello. Durante la cernita sono separate ed eliminate tutte le parti non fibrose.

Attorno ai tavoli di cernita rettangolari, di mq. La polvere viene aspirata e portata in camere apposite. La tagliatura si fa generalmente con macchine di costruzione assai varia, cioè a coltelli con movimento rotativo, a coltelli elicoidali, a ghigliottina, con cesoie circolari, ecc.

I cenci, spinti sotto le lame a coltelli per mezzo di rulli scanalati o di tele senza fine, escono tagliati dall'altra parte della macchina. Eseguita la tagliatura, in alcune cartiere che producono tipi finissimi si procede a una seconda cernita. Ad un'eventuale seconda battitura segue l'operazione della lisciviatura.

È questa una delle operazioni più importanti; da essa dipende essenzialmente la qualità delle paste che si ottengono. Con questa operazione si eliminano anche le sostanze d'appretto e altre materie eventualmente presenti.

Alcune possono essere eliminate per semplice trattamento con acqua; altre invece, quali le sostanze oleose, grasse, resinose, catramose, ecc. I cenci inoltre si rammolliscono in modo da facilitare la sfilaciatura. Gli agenti chimici comunemente impiegati sono il carbonato sodico, la soda caustica e la calce.

La scelta del reagente, la concentrazione, la durata d'azione e la pressione dipendono dalla qualità dei cenci da trattare. Il procedimento più usato, salvo casi speciali in cui occorrono trattamenti più energici, è quello alla calce.

La quantità di calce da impiegare dipende dalla qualità dei cenci e della calce stessa, e varia da 3 a 15 kg. S'impiega il cosiddetto latte di calce dal quale, prima dell'introduzione nel bollitore, si separano le impurezze mediante passaggio ai setacci.

Grazie per il feedback!

Questo processo è il più economico. La cottura o lisciviatura dei cenci avviene in appositi recipienti di lamiera cilindrici o sferici, fissi o rotativi, riscaldati a vapore e detti bollitori o lisciviatori. La scelta del bollitore dipende dalla soluzione lisciviante che si impiega. In genere sono da preferirsi, salvo casi speciali, i bollitori rotativi, particolarmente poi nel trattamento alla calce, perché la liscivia si mantiene in continuo contatto col materiale fibroso e perché, formandosi con la calce dei saponi insolubili, questi, mantenendosi continuamente in agitazione mediante la rotazione del bollitore, rimangono in sospensione e allo scarico della liscivia, mantenendo sempre in rotazione il bollitore, si eliminano facilmente.

La forma preferibile è quella sferica fig. I passi d'uomo E F servono per il carico e lo scarico e si chiudono con i coperchi R che sono fermati con le viti T. All'interno del bollitore sono disposti dei bracci G che smuovono i cenci durante la rotazione. I pernî A e B servono per l'introduzione e scarico della soluzione e per l'immissione e scarico del vapore; essi sono cavi e nella cavità passano due condotti distinti che mettono capo nell'interno ai tubi H I; dal tubo I passa il vapore proveniente dalla valvola K: il tubo H comunica col robinetto d'aria L, la valvola di sicurezza A e il manometro M.

Dal pernio destro mediante tubi appositi viene introdotta la soluzione in N col tubo diretto in alto, mentre lo scarico della soluzione e del vapore avviene in O col tubo diretto in basso.

Dal rubinetto P avviene, a operazione finita, l'eliminazione completa della liscivia, quando nella rotazione si trova al basso.

Le lamiere forate Q impediscono che i cenci otturino le bocche dei tubi. Questi bollitori sono di un contenuto medio di quintali; la durata di cottura dipende dalla qualità dei cenci, dall'agente lisciviante e sua concentrazione, e dalla pressione. Essa varia da 3 a 6 ore. Per facilitare il carico dei cenci i bollitori sono disposti al disotto del magazzino cenci puliti, dal quale, per mezzo di botole corrispondenti al passo d'uomo dei bollitori, s' introducono i cenci che sono poi distribuiti uniformemente nel bollitore da un operaio.

Caricato il bollitore, s'introduce per lo stesso passo d'uomo la liscivia preparata in un locale pure superiore a quello dei bollitori. La cottura avviene a vapore diretto che viene immesso lasciando in princip-o aperta una valvola che si chiude quando l'aria è scacciata completamente. Dopo un dato tempo si aprono gli appositi rubinetti scaricando prima il iapore e poi la liscivia. Fermato quindi il bollitore si aprono i passi d'uomo e si scaricano i cenci lasciati su un suolo a fondo inclinato su cui la liscivia si separa dalla massa.

I cenci ben lisciviati sono morbidi e si lasciano facilmente sfibrare. L'olandese lavatrice è costituita da una vasca della stessa forma dell'olandese sfilacciatrice; in essa i cenci immersi in acqua circolano continuamente mediante appositi agitatori.

L'acqua sporca si elimina mediante appositi tamburi lavatori coperti di tela metallica che pescano nella massa circolante, ed è continuamente sostituita con nuova acqua. Il lavaggio continua fino a che l'acqua non esca pulita dai tamburi lavatori. Al lavaggio segue l'importante operazione meccanica della sfilacciatura: essa ha lo scopo di separare le fibre trasformando lo straccio in pasta, distruggendo cioè il lavoro fatto dal filatore e dal tessitore.

Per la preparazione della pasta si usava anticamente la pila, o mulino, a pestelli fig. In ogni truogolo lavoravano più martelli, in generale quattro. Il nome di pila fu poi dato anche alla nuova macchina introdotta per la preparazione della pasta, cioè la pila a cilindro o pila olandese.

La pila olandese sflacciatrice fig. In uno degli scomparti formati dalle tramezze è montato un cilindro H armato su tutta la circonferenza di lame d'acciaio della lunghezza del cilindro, più o meno affilate, sporgenti dal cilindro circa 5 centimetri e di numero vario secondo il diametro del cilindro. Questo blocco D di lame fisse sul fondo della vasca è detto platina. Il fondo della vasca, dopo la platina, continua ad alzarsi fin quasi sull'orlo della vasca, e scende poi rapidamente formando un salto fino a raggiungere il livello normale del fondo.

Il cilindro operatore è spostabile in guisa da variare la distanza fra le sue lame e quelle della platina; esso è coperto superiormente da un cappello di legno N per impedire la fuoruscita della pasta proiettata durante la rotazione.

Scarica anche:APP CARTA REI SCARICA

In vicinanza della platina è praticata sul fondo dell'olandese una cavità coperta da una lamiera forata B destinata a trattenere la sabbia e le altre materie pesanti.

Sul fondo della vasca si trovano le valvole F per lo scarico e un'altra G più piccola per le acque di lavaggio dell'olandese. In questa olandese sfilacciatrice, col movimento rotativo del cilindro, lo straccio messo con molta acqua nella vasca circola continuamente passando replicatamente Íra le lame del cilindro e quelle fisse della platina, sicché esso è sottoposto a un'azione meccanica che districa completamente i fili del tessuto, fino a formare la mezza pasta, costituita da fibre separate fra loro, ma non ancora in maniera sufficiente per la trasformazione in carta.

Le olandesi sfilacciatrici contengono comunemente da 50 a kg. In generale, anche se i cenci sono già stati lavati, si effettua nella sfilacciatrice, prima d'iniziare la vera operazione della sfilacciatura, una seconda lavatura. Quindi si sospende l'immissione dell'acqua, si alza il tamburo lavatore e si abbassa a poco a poco il cilindro operatore sulla platina finché le punte delle lame quasi si toccano. L'olandese viene oggi lavata con acqua e dall'acqua di lavaggio, depositata, si ricuperano le fibre in essa contenute.

Dopo il passaggio in questi canali la pasta è sottoposta generalmente alla sbianca. Questa operazione si effettua talvolta nell'olandese sfilacciatrice stessa, oppure, come nelle nostre cartiere, nell'olandese speciale d'imbianchimento, nella quale la pasta viene scaricata dalla sfilacciatrice, previo passaggio al separa-sabbia.

Per ottenere una pasta bianca adatta per la fabbricazione di carte bianche o colorate a tinte chiare, occorre sottoporre la pasta al processo d'imbianchimento anche se essa proviene da cenci bianchi.

Per l'imbianchimento viene impiegato generalmente il cloro sotto forma di ipoclorito di calcio o di sodio oppure più raramente in forma di gas.

Si usarono altri agenti ossidanti quali l'ozono, l'acqua ossigenata, il permanganato, ma, salvo casi speciali, come p. L'imbianchimento al cloro gas è poco usato in Italia; pure raramente usata è l'acqua di cloro. Il metodo generalmente seguito è quello al cloruro di calcio, sciolto in acqua in determinate proporzioni. La soluzione, dopo decantazione, viene aggiunta in determinate quantità alla pasta diluita con acqua contenuta nell'olandese.

Le olandesi per l'imbianchimento sono di varia grandezza e costruite in modo da permettere una perfetta circolazione della pasta. Sono della stessa forma di quelle già descritte e hanno al posto del cilindro operatore e della platina una ruota a palette per mescolare e far circolare la pasta.

Alle olandesi imbiancatrici sono annessi in generale uno o due tamburi lavatori innalzabili e abbassabili. Queste olandesi sono per lo più costruite in cemento con rivestimento di piastrelle di porcellana.

La preparazione della soluzione deve avvenire in locali distanti da quelli delle macchine perché queste non vengano deteriorate dal cloro. In questi ultimi anni si è introdotto in alcune cartiere, specialmente in quelle che dispongono di energia elettrica a basso prezzo, l'imbianchimento elettrico.

La sbianca elettrolitica consiste nell'azione di una soluzione di ipoclorito sodico preparata dalla decomposizione elettrolitica della soluzione di cloruro sodico in appositi apparecchi detti elettrolizzatori, costruiti secondo diversi sistemi.

Le soluzioni elettrolitiche offrono dei vantaggi sia per la loro azione più energica sia per la preparazione più igienica; e il loro uso è conveniente quando il costo non è di molto superiore a quello delle soluzioni di cloruro di calcio, a parità di cloro attivo.

La pasta imbianchita passa poi alle celle di sgocciolamento, costituite comunemente da camere con pareti di cemento o rivestite di piastrelle, e fondo composto di mattonelle filtranti, cioè provviste di piccoli fori conici con l'apertura stretta all'interno. La pasta scaricata in queste celle subisce ancora ulteriormente l'azione della soluzione sbiancante che si scarica dai fori delle mattonelle del fondo.

Prima di essere ulteriormente impiegata, la mezza pasta imbianchita viene lavata per eliminare completamente il cloro, l'acido e le altre sostanze che possono portare inconvenienti in fabbricazione e produrre deterioramento della carta. Alcune volte per avere la certezza dell'eliminazione del cloro e dell'acido rimasti ancora nella pasta si ricorre all'iposolfito e al bisolfito sodico "anticlori". Una perdita si ha sempre, proveniente anche dalla lavatura e dalla sfilacciatura.

Sono omessi p. Alle mezze paste preparate lavorando gli stracci separatamente per ogni qualità, e che hanno proprietà diverse a seconda della qualità dello straccio e del modo di lavorazione, il fabbricante ricorre usandole da sole o mescolate con altre mezze paste e altri prodotti per fabbricare i diversi tipi di carta.

Pasta meccanica di legno. Esso si ricava dal legno per mezzo di un trattamento puramente meccanico e contiene quindi tutti i costituenti originali del legno stesso, alcuni dei quali sono facilmente alterabili all'azione dell'aria e della luce.

L'introduzione dell'uso della pasta meccanica di legno, di mite prezzo rispetto alla pasta di cenci e altre paste fibrose, ha permesso l'enorme diffusione dei giornali per i quali il consumo di carta va sempre aumentando.

Già nel , come si è detto, lo Schäffer di Ratisbona descrisse in una sua opera i risultati delle sue ricerche sull'utilizzazione del legno.

400 Carta Pergamena e Pergamena immagini gratis Pixabay

I legni più comunementi impiegati sono l abete e il pioppo: questo ultimo è il più usato nel nostro paese e l'opera delle cartiere da una parte e del governo dall'altra, mira specialmente in questi ultimi anni a incoraggiarne in varî modi la coltivazione. La varietà più usata da noi per la sua facilità di acclimatazione, per la rapidità del suo sviluppo e per la qualità del suo legno è il pioppo del Canada Populus canadensis.

L'abete è anche usato su vasta scala, particolarmente nei paesi scandinavi.

Per la preparazione della pasta meccanica i tronchi vengono dapprima segati con le comuni segatrici circolari, preferibilmente a pendolo. Si procede poi alla scortecciatura figg. Un trapano comune serve poi per l'eliminazione dei nodi e di tutte le parti che potrebbero nuocere alla purezza del prodotto. Questa è fatta da macchine o sfibratori fig. La mola, di metri ,50 di diametro e di vario spessore 50 cm. Le mole sono più spesso ad albero orizzontale che verticale.

La base delle cassette forma il piano di periferia della mola; contro questo piano i pezzi di legno sono pressati meccanicamente per mezzo di ruote e aste dentate. Lo scarico della pasta avviene per mezzo di una corrente continua d'acqua la quale ha anche lo scopo di tenere pulita la mola e di abbassare la temperatura nell'interno delle cassette.

L'acqua viene immessa in quantità diversa secondo che s'intende preparare la pasta a freddo, o a caldo. Pasta e acqua dallo sfibratore cadono in un bacino e di qui sono portate agli apparecchi classatori. Per aumentare la produzione e diminuire il costo di mano d'opera venne ideato uno sfibratore detto a magazzino fig.

Le due presse lavorano contemporaneamente ma sono sfalsate in modo da evitare che le cassette si vuotino nello stesso momento. Questi sfibratori a magazzino sono di diversa grandezza, consumano da a HP e possono produrre sino a q. Un altro sfibratore introdotto recentemente è lo sfibratore verticale a magazzino e a presa unica con pressione continua a catena fig.

Esso è composto in massima di una incastellatura fissa nella cui parte inferiore è racchiusa la mola; di una gabbia in cui viene caricato il legname dall'alto. Su ciascuno dei due lati esterni di essa, parallelamente all'asse della mola, una coppia di catene senza fine ruota lentamente attorno ad appositi alberi comandati da ingranaggi e catene mosse a loro volta da un minuscolo motore a olio con relativa pompa di pressione.

Il tutto è comandato da motore elettrico, o turbina, ecc. Le catene laterali di pressione portano ad ogni anello un segmento articolato che, giunto alla sommità, si rovescia premendo il legname caricato dall'alto. La pasta proveniente dagli sfibratori contiene sempre delle schegge che devono essere separate e ulteriormente sminuzzate; la cernita avviene con apparecchi speciali detti classatori; sono in uso classatori piani e classatori cilindrici rotanti nei quali la pasta passa attraverso setacci.

I classatori piani sono costituiti da tre setacci posti l'uno sotto l'altro, montati su aste di legno, a fori di diametro sempre minore, leggermente inclinati, mossi per mezzo di un eccentrico con moto sussultorio. Lo staccio superiore riceve la pasta che esce dallo sfibratore e trattiene la pasta più grossa e le schegge che cadono in apposita vasca; la parte di pasta che non passa dal secondo setaccio va ai raffinatori ai quali perviene anche quella che non passa al terzo setaccio.

La pasta più fina prosegue incanalata sino al pressa-pasta o macchina condensatrice. Come apparecchi classatori sono impiegati anche dei buratti cilindrici rotanti.

I raffinatori sono macchine simili alle macine comuni di pietra arenaria o di lava, in cui si muove o la pietra superiore o l'inferiore. Le pietre sono provviste di solchi a sezione triangolare che vengono di quando in quando ripristinati a mano. Dai raffinatori la pasta passa di nuovo ai classatori nei quali si separa la parte non ancora sufficientemente raffinata. Se la pasta viene impiegata nella stessa cartiera nella quale è prodotta, la si manda alle vasche di sgocciolamento che servono anche di deposito.

L'eliminazione dell'acqua avviene per mezzo degli spremitori o pressapasta, specie di macchine a tamburo come quella che sarà descritta nella fabbricazione della carta alla macchina in tondo. La pasta meccanica si adopera generalmente senza sottoporla all'imbianchimento. Il consumo di energia con sfibratori a pressione idraulica è da 6 a 9 HP. Pasta bruna di legno. Questa pasta assume una colorazione bruna, da cui il nome.

Il semplice trattamento a vapore, che è il più usato, perché più rapido e meno costoso, dà alla pasta una colorazione più scura; quello con acqua riscaldata a vapore dà invece un colore più chiaro.

Si usano bollitori di ghisa o rivestiti di rame; la pressione varia da 1 a 6 atmosfere e la cottura dura dalle 5 alle 10 ore e anche più.

'+nodupH1.html()+'

I bollitori hanno due aperture: di carico e di scarico. Sono per lo più fissi ad asse verticale. Cellulosa o pasta chimica. Questi, a seconda della loro natura, forniscono cellulose con diverse caratteristiche chimiche e meccaniche, ma, nonostante tali grandi varietà, poche sono le qualità di cellulosa praticamente impiegate nell'industria e fra queste, principalmente nella fabbricazione della carta, la cellulosa di legno, quella di paglia e in minor misura quella di sparto.

Come è noto, le fibre cellulosiche, a eccezione di quelle del cotone, costituite da cellulosa quasi pura e da fibre elementari isolate, non sono quasi mai libere in natura, ma riunite in fasci e accompagnate da diverse altre sostanze più o meno solubili, e dette in generale, sostanze incrostanti. La cellulosa, o pasta chimica, è un prodotto privo di sostanze incrostanti, allo stato di fibre elementari, isolate, e nella loro lunghezza originale.

La realizzazione tecnica ed economica della fabbricazione della cellulosa ha portato un grandioso rivolgimento nell'industria della carta, nella quale, per i più svariati tipi di carta, sono ora impiegate numerose marche di cellulose del commercio, e ha inoltre costituito il punto di partenza di molte altre industrie, oggi fiorentissime.

Come si è detto, l'Italia è ancora tributaria dell'estero per la cellulosa. Poche sono le fabbriche di questo importante prodotto, esistenti da noi: quelle di Romagnano di Sesia e di Volta Mantovana, che preparano la cellulosa di pioppo e di abete per il loro fabbisogno, e quella di Bussi Abruzzi che produce cellulosa di paglia.

Cellulosa di legno. Per i gravi inconvenienti che presentava, il processo acido non potè entrare nella pratica, e sorsero e si svilupparono invece altri metodi migliori e di più facile realizzazione industriale. Nel il Coupier e il Mellier suggerirono l'impiego della soda e negli anni successivi altri ricercatori attesero a migliorare questo procedimento.

Nel il Dahl propose l'uso del solfato sodico nella rigenerazione dei sali sodici dalle liscivie di scarico. I miglioramenti successivi del processo al bisolfito sono dovuti principalmente al Mitscherlich e al Ritter-Kellner, i quali fornirono indicazioni precise per la sua applicazione pratica e vi apportarono modificazioni notevoli. D'altro lato da molti anni si era iniziato lo studio dell'applicazione industriale del cloro nella preparazione della cellulosa: già nel R.

Menzies e A. Davies avevano brevettato un loro procedimento, consistente nell'azione del cloro sul legno sminuzzato e in un successivo trattamento con deboli soluzioni alcaline.

Altri si occuparono ancora di questo problema, ma i procedimenti proposti non trovarono applicazione, e l'uso del cloro rimase limitato ai processi di sbianca. Di tutti i metodi indicati, solo quelli alla soda e al bisolfito conservano larga applicazione tecnica; con questi due metodi si produce quasi tutto il fabbisogno mondiale di cellulosa.

Anche il metodo al cloro è stato adottato da alcuni stabilimenti, ma la sua diffusione è ancora ostacolata da alcune difficoltà d'ordine tecnico ed economico. Si è cercato di fabbricare la cellulosa da diverse essenze legnose, ma la scelta si è poi limitata a poche specie di aghifoglie e di latifoglie che oggi forniscono la quasi totalità delle cellulose del commercio.

A questo scopo il legno viene tagliato in dischi o rondelle dello spessore di cm. Le rondelle sono poi condotte al frantoio o disintegratore fig. Il legno passa poi ai classatori che separano la segatura e le schegge e i pezzi troppo grossi dai pezzi aventi le dimensioni richieste per l'ulteriore lavorazione fig. Processo alla soda. La preparazione della liscivia viene effettuata mescolando e riscaldando per qualche tempo latte di calce e carbonato sodico: la reazione dà luogo alla formazione di soda caustica, che rimane disciolta, mentre precipita il carbonato di calcio.

Si lascia depositare quest'ultimo, si decanta il liquido sovrastante e se ne porta la concentrazione al tenore richiesto. Per i legni resinosi si opera generalmente a temperatura più elevata e con liscivie più concentrate.


Articoli popolari: