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Scarica profilo colore adobe rgb

Posted on Author Nill Posted in Grafica e design

  1. Personalizzare le impostazioni del colore
  2. Come viene utilizzato il profilo ICC nel flusso di lavoro dei fotografi?
  3. ADOBE RGB e sRGB: qual è il migliore?

Scoprite come utilizzare e personalizzare le impostazioni del colore in In generale, è consigliabile scegliere i profili Adobe RGB o sRGB. Se la fotocamera digitale in uso è dotata di diversi profili, selezionate il profilo Adobe RGB. In caso contrario, utilizzate il profilo sRGB. È possibile utilizzare e personalizzare i profili colori per monitor, dispositivi in uso è dotata di diversi profili, selezionate il profilo Adobe RGB. Qui si possono scaricare i profili ICC forniti da Adobe: Mac e Win. Utilizzo. Adobe RGB () non è adatto per l'archiviazione di immagini né.

Nome: scarica profilo colore adobe rgb
Formato: Fichier D’archive
Sistemi operativi: MacOS. iOS. Windows XP/7/10. Android.
Licenza: Gratis!
Dimensione del file: 16.32 MB

Premetto che lo schermo è un Eizo calibrato con sonda che uso professionalmente. Credo di avere il tuo stesso problema! Come ho già riportato in Windows Feedback, nel mio caso, le foto scattate nello spazio colori Adobe RGB la totalità, per me , una volta aperte, appaiono con colori spenti e poco contrasto, esattamente come se fossero state scattate in sRGB, il profilo colori standard di Microsoft. Il problema che ho descritto tra l'altro non era presente sulla versione per Windows 8 e 8.

Il problema è stato risolto? Siamo spiacenti che questo non sia stato d'aiuto. Io ho trovato come app alternativa XNViewMP, un programma desktop classico, che supporta l'alta definizione anche se le foto appaiono leggermente più "sfumate" che con Foto di Windows, il che alle volte è più piacevole devo dire, ma è evidente che la supporta facendo un confronto con programmi più vecchi e se impostato correttamente legge le foto nel profilo Adobe RGB.

Per impostazione predefinita, nei menu degli spazi di lavoro vengono riportati solo questi profili. Per visualizzare eventuali altri profili colore installati nel sistema, selezionate Modalità avanzata Illustrator e InDesign o Più opzioni Photoshop.

Per poter essere elencato nei menu degli spazi di lavoro, un profilo colore deve essere bidirezionale ovvero deve includere le specifiche per effettuare la conversione in e da spazi cromatici differenti.

Nota: In Photoshop è possibile creare profili per gli spazi di lavoro personalizzati. Tuttavia, è consigliabile utilizzare un profilo standard anziché crearne uno personalizzato. Nel caso di documenti esistenti, tuttavia, è possibile che in alcuni casi non venga utilizzato il profilo dello spazio di lavoro specificato e che in altri non sia supportata la gestione del colore.

Le eccezioni più comuni per quanto riguarda il flusso di lavoro di gestione del colore sono le seguenti:. Se il profilo non esiste o non corrisponde allo spazio di lavoro, viene visualizzato un messaggio di avviso, in base alle opzioni impostate nella finestra di dialogo Impostazioni colore. Per impostazione predefinita, gli avvisi relativi ai profili sono disattivati. Tuttavia, è possibile attivarli al fine di assicurare una gestione del colore adeguata per ciascun tipo di documento.

I messaggi di avviso variano in base alle applicazioni in uso, ma generalmente è possibile scegliere tra le seguenti opzioni:. Nota: Per visualizzare la descrizione di un criterio, selezionate il criterio e posizionate il puntatore sul relativo nome.

Scegliete una delle seguenti opzioni:. Questa opzione è consigliata per la maggior parte dei flussi di lavoro poiché permette di applicare una gestione del colore coerente. Selezionate questa opzione affinché venga utilizzato per tutti i colori un unico profilo, ovvero quello dello spazio di lavoro corrente.

Selezionate questa opzione se desiderate utilizzare un flusso di lavoro CMYK sicuro.

Personalizzare le impostazioni del colore

Selezionate questa opzione per eliminare eventuali metadati relativi ai colori forniti dal creatore del documento originale. Potete ignorare il comportamento predefinito del criterio. Selezionate questa opzione per assicurare una gestione del colore adeguata per ciascun tipo di documento. Selezionate questa opzione per assicurare una gestione del colore corretta per tutti i colori incollati. È consigliabile modificare tali opzioni solo se si è esperti di gestione del colore e certi delle modifiche da apportare.

Motore Consente di specificare il modulo di gestione del colore CMM, Color Management Module utilizzato per eseguire la mappatura della gamma di uno spazio cromatico su quella di un altro.

Il motore predefinito Adobe ACE è adatto alle esigenze di conversione della maggior parte degli utenti. Le differenze tra gli intenti di rendering diventano evidenti solo quando si stampa un documento o lo si converte in uno spazio di lavoro differente. Selezionate questa opzione se intendete utilizzare la compensazione punto nero per la stampa consigliata nella maggior parte delle situazioni.

Usa dithering Photoshop Viene applicato il dithering dei colori nella conversione di immagini a 8 bit per canale su diversi spazi cromatici. Compensa per i profili relativi a scena Photoshop Confronta il contrasto video durante la conversione dalla scena ai profili di output. Le opzioni Mezzitoni influiscono sulla risoluzione e sulla nitidezza dei colori generati. Uniforme fornisce risultati migliori per le aree di stampa di grandi dimensioni a tinta unita e migliora le fotografie uniformando le gradazioni dei colori.

Selezionare questa opzione quando è importante ottenere ampie aree di colore uniformi. L'opzione Dettagli risulta particolarmente adatta per testi e immagini che richiedono distinzioni nette fra righe o colori o per immagini contenenti motivi o quantità di dettagli elevate. Selezionare questa opzione quando è importante avere margini nitidi e dettagli più piccoli. L'impostazione Grigi neutri determina il metodo utilizzato per creare i colori grigi utilizzati in testo, grafica e fotografie.

Solo nero genera colori neutri grigi e nero utilizzando solo il toner nero. Questa opzione garantisce che non siano presenti sfumature di colore nei colori neutri. Questa impostazione è ideale per documenti e viewgraph in scala di grigi. Quadricromia genera colori neutri unendo tutti e quattro i colori del toner. Questo metodo produce gradienti e transizioni più uniformi ad altri colori, come pure la tonalità più scura possibile del colore nero.

Corrispondenza dei colori Il processo di verifica della corrispondenza tra i colori stampati e quelli visualizzati su uno schermo del computer è molto complesso, in quanto le stampanti e i monitor utilizzano metodi diversi di riproduzione dei colori. I monitor visualizzano i colori in pixel mediante il processo RGB red, green, blue - rosso, verde e blu , mentre le stampanti riproducono i colori mediante il processo CMYK cyan, magenta, yellow, black - ciano, magenta, giallo e nero.

Numerosi fattori influiscono sulla corrispondenza fra i colori stampati e quelli visualizzati su uno schermo, ad esempio:. Tecnologie utilizzate nei processi di stampa ad esempio, getto d'inchiostro o laser. Per la maggior parte dei casi, il metodo migliore per verificare la corrispondenza dei colori sulla pagina stampata consiste nella stampa dei colori RGB.

Corrispondenza dei colori con i campioni di colori Il processo che consente di individuare corrispondenze tra le stampe ottenute a partire da campionari di colori e i riferimenti a colori standard è complesso. In genere, è possibile ottenere una corrispondenza ragionevolmente buona a un campionario di colori se gli inchiostri utilizzati per creare il campionario sono ciano, magenta, giallo e nero.

Tali campionari vengono indicati come campionari di elaborazione dei colori. Alcuni campionari di colori vengono creati a partire da colori supplementari. I colori supplementari sono coloranti creati con tecniche speciali.

Molti di questi colori sono al di fuori della gamma cromatica della stampante. La maggior parte dei campionari colori dispone di campionari di elaborazione che offrono approssimazioni CMYK al colore supplementare. La maggior parte dei campionari indica, inoltre, quali standard di elaborazione sono stati utilizzati per la stampa del campionario colori.

Per ottenere una corrispondenza ottimale con il campionario di elaborazione, selezionare l'emulazione degli inchiostri corrispondente dal menu della stampante. Se non è possibile identificare lo standard del processo, utilizzare l'emulazione degli inchiostri SWOP. Stampa dei campioni di colore solo modelli Enterprise Per utilizzare i campioni di colore, selezionare il campione che corrisponde maggiormente al colore desiderato.

Utilizzare il valore del colore campione del programma software per descrivere l'oggetto di cui si desidera trovare la corrispondenza. I colori stampati possono variare a seconda del tipo di carta e del programma software.

Utilizzare la procedura seguente per stampare campioni di colori dalla stampante mediante il pannello di controllo. Nota: La procedura varia in base al tipo di pannello di controllo. FutureSmart 3. Nella schermata iniziale del pannello di controllo della stampante, selezionare il pulsante Amministrazione. Nella schermata iniziale del pannello di controllo della stampante, selezionare Rapporti e aprire il menu Altre pagine.

Stampa del testo a colori in nero scala di grigi con Windows Nel programma software, selezionare l'opzione Stampa. Espandere la sezione Opzioni documento. Espandere la sezione Caratteristiche della stampante. Dall'elenco a discesa Stampa tutto il testo in nero , selezionare l'opzione Attivato.

Selezionare una località. Europa, Medio Oriente, Africa. Asia Pacifico e Oceania. Tali punti sono proprio la posizione nello spazio LAB dei colori dei singoli pixels, e quindi è possibile confrontare il gamut dell'immagine inteso come insieme dei colori della foto con il gamut dello spazio di lavoro oppure del profilo ICC di stampa. Il punto del bianco e il punto del nero white point e black point sono due punti particolari del gamut di una periferica: sono appunto il massimo bianco e il massimo nero riproducibile.

Come potete notare, entrambi non giaciono sull'asse L luogo dei grigi neutri , come dovrebbe essere: questo vuol dire che sia la carta che l'inchiostro nero, che decidono i due punti, non sono neutri ma leggermente colorati.

Di solito si parla del punto del bianco quandoci si riferisce alla sua temperatura , usualmente a proposito della fotocamera nella quale a tal proposito c'è il controllo del bilanciamento del bianco e del monitor del PC. E di solito si parla del punto del nero nella stampa, quando si vuole indicare quale sia la "dinamica" della stampante: il bianco infatti è deciso dal foglio, il massimo nero è invece deciso dagli inchiostri della stampante.

Un'osservazione: se vedete il grafico precedente, riferito alla Canon iP su PR, si nota che entrambi i punti del bianco e del nero non stanno precisamente sull'asse L, come dovrebbero: il punto del bianco è leggermente spostato, a causa del bianco della carta PR, mentre il punto del nero è spostato dall'asse L a causa del "colore" del nero prodotto dagli inchiostri CMYK della stampante.

Come viene utilizzato il profilo ICC nel flusso di lavoro dei fotografi?

Purtroppo quest'ultimo viraggio è abbastanza visibile nelle stampe in bianco e nero: i toni scuri sono tutti bluastri E giustamente questo è evidenziato dai grafici di cui sopra. Se vi siete mai interessati al color management e anche nel corso di questo articolo , uno dei primissimi termini che avete incontrato è " profilo ".

Cos'è un profilo? Semplice: è un file che descrive le caratteristiche di colore di una periferica, e che quindi contiene tra le altre cose anche le informazioni dei limiti del gamut. I grafici relativi alla stampante Canon iP con carta PR che avete visto negli esempi nei paragrafi precedenti sono stati costruiti partendo dal profilo ICC che il driver della Canon ha copiato in una cartella di Windows, al momento dell'installazione e mediante un apposito programma.

Il profilo ICC, appunto. I profili colore sono standardizzati da un ente che si chiama ICC International Color Consortium , da cui appunto prendono il nome. Tutta l'elegante architettura della gestione del colore, fatta di conversioni e trasformazioni di colori, si regge in piedi se e solo se i profili ICC che utilizza sono veritieri e conformi alle periferiche reali. Sembra banale, ma non lo è.

Per niente. La realtà è che il profilo di una periferica è una fotografia, un'istantanea del comportamento di tale periferica. Ma fatta da chi? Misurando cosa? Facciamo l'esempio della stampante Canon iP e carta PR la Canon ha eseguito una serie di misure sulle stampanti prodotte, e ha pubblicato il profilo ICC che attualmente io utilizzo per la stampa.

Ma tutte le iP sono uguali? Ovviamente no, ci sono le tolleranze di produzione. E le cartucce di inchiostro? Purtroppo non sono tutte uguali neanche loro, variano con i lotti di produzione e anche con l'invecchiamento. Stessa cosa per la carta. Quello che si evince è che il profilo fornito dal costruttore indicato col termine inglese "canned" di solito è un punto di partenza, ma per quanto detto sopra i risultati non sono eclatanti. Per le stampanti di livello professionale le cose migliorano, ma l'optimum si raggiunge solo costruendo un profilo ad hoc per la nostra stampante.

Stessa cosa vale per il monitor: soprattutto per i CRT, una profilazione frequente è indispensabile. Quali sono gli effetti di profili non corretti per stampante e monitor?

Semplice: quello che vediamo sul monitor non è quello che stampiamo, e non è quello che qualcun'altro vede sul monitor del proprio PC: i colori delle nostre foto diventano arbitrari. Non è una bella cosa per una foto Ad esempio, possiamo confermare che normalmente il profilo ICC per la stampa su carta glossy è più grande del profilo ICC per la stampa su carta matte.

Certe volte i files hanno nomi criptici, quindi per capire bene che profilo contengano è necessario caricarli in un'applicazione per la gestione dei profili ICC. I loro nomi molte volte non sono molto intuitivi Inportante: il profilo ICC contiene la descrizione del gamut dei colori sotto forma di tabelle di numeri, di solito , ma contiene anche le informazioni necessarie al motore del color management per eseguire le conversione nei quattro intenti.

Quindi non è questo motore che ragiona su come convertire, ad esempio su come giocare con l'intento percettivo, ma è il profilo stesso che ha già dentro di se tutte le "decisioni" sotto forma di tabelle piene zeppe di numeri, prodotte dai programmi di profilazione. Quindi, è fondamentale che il profilo ICC sia "ben costruito", cioè che la strumentazione e soprattutto i programmi di creazione dei profili abbiano fatto un buon lavoro.

Supponendo di riferirci al caso di una foto catturata mediante la fotocamera digitale e stampata mediante PC e stampante, vorremmo che le tre periferiche coinvolte fotocamera, monitor del PC, stampante avessero il gamut più esteso possibile, magari illimitato, in modo da ottenere il risultato più Ad esempio, certe tonalità di blu che vediamo sul monitor del PC non si possono stampare sulla getto di inchiostro. Si tratta di limiti tecnici, anzi, tecnologici, relativi alla chimica degli inchiostri e delle carte l'ennesimo caso in cui la realtà purtroppo si discosta sensibilmente dalla teoria.

Secondo problema: le periferiche di cui parliamo fotocamera, monitor, stampante hanno dei gamut molto diversi.

Sempre con i vari programmi di visualizzazione dei gamut, ho aperto un'immagine scattata con la mia Minolta 7D jpg, spazio AdobeRGB e ho confrontato tale immagine con il gamut di una stampa su carta matte MP non scelta a caso, tra tutte le carte le opache sono quelle con gamut più ristretto , ed ecco il risultato:.

Una foto in AdobeRGB da stampare sulla carta matte MP un bel problema, la foto ha un gamut più ampio del gamut del profilo della carta! Lo si vede bene nel grafico tridimensionale. Le tonalità più chiare del magenta petali dei fiori e quelle più scure foglie verdi, sullo sfondo sono colori fuori del gamut della stampa!

Questo vuol dire che la mia 7D che ha prodotto l'immagine del fiore ha un gamut più esteso del gamut della stampa con iP con carta MP Ma non finisce qui: cosa succede se il mio amico Gian apre una foto appena pubblicata sul mio sito, e se la vede con un monitor totalmente diverso come caratteristiche?

La vedrà diversa! Magari mi telefona e mi dice che è poco contrastata lui ha un LCD di ultima generazione, io ho un CRT e magari con una dominante un po' verdognola Terzo problema: le periferiche, anche della stessa marca e stesso modello figuriamoci quelle totalmente diverse possono avere caratteristiche e settaggi totalmente diversi fra loro, quindi con risultati finali molto variabili.

Questo vuol dire che, se non troviamo il modo di metterci tutti in pari, i colori di una foto variano come una banderuola al vento. Estremamente fastidioso, per una foto in cui i colori sono fondamentali, non stiamo parlando dello sfondo del desktop Se trovate un programma che vi permetta di creare i grafici di cui sopra, è bello giocare a confrontare i gamut delle varie periferiche. Ad esempio, nel grafico qui sotto sono riportati gli spazi colore della mia stampante Canon iP con carta PR pieno e lo del mio monitor Samsung NF in wireframe.

Si vede che il monitor è molto più esteso verso il blu e verde chiaro, mentre la stampante ha un gamut più esteso nelle gamme intermedie dl blu e verde. Il profilo della Canon IP su carta PR contro il profilo del mio monitor Samsung NF: molto difficile, ci sono colori presenti in uno e non presenti nell'altro. Dal punto di vista del fotoritocco i più problematici sono i colori di una foto che sono stampabili Questo vuol dire che certi colori che vediamo sul monitor non potranno essere stampati, e che certi colori che possono essere stampati non possono essere visualizzati sul monitor.

Se ci pensate bene, è un bel casino Anche se non ce rendiamo conto, utilizziamo il monitor del PC proprio come "visualizzatore" delle foto prima della stampa, e magari ci impegniamo molto nel correggere dominanti, saturare colori, ritoccare O peggio ancora, stiamo ritoccando alla cieca certi colori che il monitor non riesce a visualizzare e che invece esistono nella foto e verranno stampati!

Prendo spunto da un esempio di gestione errata del colore trovato nell'ottimo " Color Management ", dal sito di " Datacolor ". Si tratta di un fotoritocco sbagliato a causa di un monitor starato un termine improprio per dire "non profilato".

Scattiamo una foto con la nostra fotocamera digitale. Supponiamo di essere in una condizione favorevole, in cui l'immagine sia già corretta, senza nessuna dominante. Vabbè, non è un capolavoro Carichiamo la foto nel PC e la visualizziamo. Purtroppo abbiamo un monitor scarsissimo, con una forte dominante verdastra: la foto apparirà "sbagliata", ma l'immagine come file nell'harddisk è in realtà corretta! E' già corretta dal punto di vista dei colori.

Monitor starato: vedo l'immagine verdastra. In realtà l'immagine è corretta, solo il mio monitor è una ciofeca! Siccome siamo dei maghi del fotoritocco, subito utilizziamo una curva per eliminare questa fastidiosa e inesistente! Il problema è che in realtà modifichiamo un'immagine già corretta, quindi la rendiamo In particolare, succede che l'immagine salvata ora ha una dominante magenta.

Otteniamo una dominante magenta, dovuta alla compensazione del verde per un'immagine già ok. Portiamo l'immagine a stampare Chissà perchè Guardiamo foto su monitor che ci fanno vedere i colori che vogliono, ritocchiamo alla bersagliera e stampiamo su stampanti con i colori che riescono a produrre. Se spedisco una foto ad un amico con un monitor differente, la vede diversa. Se mando a stampare le foto ad un laboratorio, i risultati sono molto diversi da quello che vedo a monitor.

Ho ritoccato la foto per avere bei verdi, e la stampa ha una dominante rossastra. E' l'anarchia del colore! La soluzione ai problemi è la gestione del colore color management , in inglese. O almeno, il tentativo di soluzione L'idea è questa: visto che i "colori" di tutte le periferiche sono "diversi", per prima cosa li "misuriamo" con un'opportuno strumento e con un'opportuna Quando abbiamo misurato per bene tutte le periferiche fotocamera o scanner, monitor, stampante , allora possiamo "collegare" i colori di una ai colori dell'altro, in modo rigido e riproducibile.

In più, possiamo conoscere con precisione quanti "colori" hanno le periferiche, ed intervenire nel momento ci siano delle differenze preoccupanti. Ogni periferica deve essere "misurata", il che in termini tecnici si indica con profilazione. La "misura" risultante è il profilo ICC , che contiene varie informazioni, in particolare delle tabelle per collegare i colori della periferica ai colori "assoluti" dello spazio CIELAB , i quali sono proprio le nostre unità di misura.

Il gamut del profilo e quindi della periferica è visualizzabile mediante i grafici già visti sopra, molto simpatici e colorati, in versione 2D o 3D. I profili ICC sono delle "misure" un po' complicate, e necessitano di strumenti adeguati, a seconda della periferiche che vogliamo profilare.

E purtroppo alcuni sono anche costosetti Prima di profilare ogni periferica bisogna fare una calibrazione , cioè portarla in uno stato noto. Per una stampante, impostare la carta e il tipo di inchiostro. I profili che noi misuriamo valgono solo in queste condizioni, e se le si cambia, i profili non valgono più: ee cambio il tipo di carta della stampante, devo tornare a misurare e a produrre un nuovo profilo.

Tra i programmi che girano nel computer deve essercene uno che gestisce il colore, il motore di gestione del colore CMM , cioè che gioca con i profili in modo da farmi vedere su monitor i colori corretti e che mi istruisce la stampante affinchè riproduca i colori corretti.

Se avete un Mac allora è un programma del sistema operativo, se avete un PC di solito ogni programma di fotoritocco fa storia a se. In ambiente Windows, sua maestà Photoshop si porta dietro ACE Adobe Color Engine , mentre mi pare di aver capito che in ambiente Mac, più serio da questo punto di vista, il motore di gestione del colore è integrato nel sistema operativo. In realtà noi non vediamo niente di strano, solo dobbiamo sapere che c'è un angioletto che veglia sopra i nostri colori Se tutto funziona come dovrebbe, ogni foto della fotocamera dovrebbe contenere l'indicazione del profilo oppure dello spazio colore a cui fa riferimento.

Uno spazio colore è semplicemente un "profilo generico", di utilizzo generale, non legato a nessuna periferica. Quando carichiamo una foto in Phototoshop, ACE si preoccupa di dare un'occhiata al profilo o allo spazio colore della foto e al profilo del monitor, si fa i suoi bei calcoletti e istruisce la scheda video in modo da visulaizzare i colori corretti. Se visualizziamo la stessa foto in un altro programma che non ha un motore di gestione del colore es: Internet Explorer , rischiamo di vedere i colori sbagliati in realtà nella gran parte delle situazioni le foto sono convertite nello spazio sRGB, gestito da tutti i programmi in modo abbastanza corretto.

In realtà esiste un importante passo intermedio: quando carichiamo una foto in Photoshop, ACE la trasforma per portarla nello spazio di lavoro , che è proprio lo spazio che il programma utilizza per eseguire tutte le sue operazioni di fotoritocco curve, livelli, Come per i profili, anche gli spazi colore hanno un loro gamut, cioè hanno una loro estensione: sRGB è il più piccolino, ProPhotoRGB è il più grandicello. Se scegliamo un spazio troppo piccolo, rischiamo di "tagliare2 dei colori che sarebbero stampabili o visualizzabili a monitor: sarebbe un peccato!

Quando stampiamo la foto da Photoshop, ACE da un'occhiata al profilo della stampante attenzione: relativo alla combinazione carta-inchiostro corretta!

Ovviamente dobbiamo istruire il driver della stampante ad affidarsi completamente ad ACE, senza metterci del suo come fa di solito. Cosa succede quando ci sono i "conflitti", cioè quando ad esempio vogliamo stampare una foto che ha dei verdi che vedo tranquillamente a video, ma che la stampante non riesce a riprodurre?

O quando ho dei blu che il monitor non riesce a visualizzare, ma che in realtà sono presenti nella foto e potrebbero essere stampati?

Eh, qui viene il bello. A questo punto bisogna dire ad ACE, il nostro angioletto, cosa deve fare. Deve provare ad approssimare con il colore più vicino?

Deve comprimere il gamut di tutta la foto, in mdo che stia dentro il gamut della periferica monitor, stampante? Queste tattiche sono gli intenti , che vedremo nel prossimo capitolo. Come avete capito, non è semplice giocare con il color management, ma è l'unica strada percorribile per avere risultati ragionevolmente certi. Le altre strade di solito portano a perdere tempo e soldi.

Tutto il carrozzone della gestione del colore sta' in piedi se siamo rigorosi nelle configurazioni e se i profili sono corretti!

Se qualcosa non è preciso, possiamo andare in contro a risultati peggiori di non aver fatto niente! Tutti noi in realtà per qustioni di soldi o per pigrizia ce ne sbattiamo e continuiamo a lavorare in modo scorretto come se nulla fosse.

Per nostra fortuna i produttori di monitor, stampanti, fotocamere e PC hanno messo in piedi una serie di accortezze per le quali la baracca sta in piedi, a fatica. Ma appena si comincia a pretendere leggermente di più di poter pubblicare la foto di famiglia su Internet, sono dolori! I newsgroup sono pieni di messaggi tipo "la mia stampe sono tutte scure", "vedo delle dominanti magenta nelle foto appena stampate dal laboratorio", "vedo le tue foto troppo fredde".

E siccome se spendiamo Euro per un obiettivo vuol dire che ci teniamo alle nostre foto, beh, meglio che attuiamo una buona gestione del colore! Avendo appena visto che i gamut delle diverse periferiche sono in generale diversi, l' intento di rendering rendering intent è la strategia che utilizziamo per "mappare" i colori che esistono nel gamut di origine ma che non esistono nel gamut di destinazione.

ADOBE RGB e sRGB: qual è il migliore?

Ad esempio, per mappare i colori di un'immagine proveniente da una fotocamera digitale nel gamut di una stampante ink-jet. Di solito vengono messi a disposizione quattro tipi di rendering:. Nelle nostre applicazioni tipiche stampa in casa su ink-jet si utilizza quasi sempre l' intento percettivo , il quale modifica i colori della foto di origine, cercando di lasciare inalterate le relazioni tra i diversi colori della foto stessa.

In pratica, da' una botta qua e una la cercando di fare entrare tutti i colori nel gamut di destinazione, cercando di non rovinare troppo il risultato e soprattutto le "relazioni" tra i vari colori della foto.

L'immagine finale teoricamente sarà sicuramente con un gamut inferiore, ma apparirà "percettivamente" molto simile all'originale.

Eventualmente da provare anche l' intento colorimetrico relativo , che ha le seguenti caratteristiche interessanti: cerca di mappare il bianco originale nel bianco del gamut di destinazione nel caso di una stampa, il bianco della carta , e per tutti i colori fuori del gamut di destinazione li sposta verso il colore riproducibile più vicino nel senso della tonalità - hue. Da provare, qualche volta funziona meglio dell'intento percettivo. Facciamo un esempio: la foto del fiore vista sopra.

Nei due grafici qui sotto si vede l'effetto dell'intento percettivo, in questo caso per portare i colori fuori dal gamut della stampa su carta MP riportato in wireframe in entrambi i grafici 3D a dentro il gamut. La foto prima e dopo la conversione al profilo di stampa con intento percettivo. L'idea è che la foto finale, anche se non ha il gamut esteso iniziale, comunque sia "percettivamente" molto simile all'originale.

Quindi, la gestione del colore consiste in due passi fondamentali: prima bisogna riconoscere le situazioni potenzialmente problematiche come quella appena esposta , quindi si interviene, magari a tentativi, ma avendo ben in mente cosa si stà facendo. Nel caso di cui sopra, la buona riuscita di una stampa ink-jet ripeto, è l'applicazione che più di tutte richiede queste conoscenze dipende anche dalla scelta dell'intento di rendering: c'è poco da fare, quando si arriva a sfruttare la combinazione stampante-carta-inchiostro al limite, bisogna farsi trovare pronti e avere le conoscenze per gestire queste situazioni difficili.

Attenzione, non si sta parlando di stampe clamorosamente sbagliate, ma di particolari più o meno subdoli che possono fare la differenza tra la stampa perfetta e quella mediocre.

Oltre agli spazi colore delle varie periferiche esistono degli spazi colore speciali, creati matematicamente al solo scopo di "gestire" le trasformazioni da uno spazio ad un altro e soprattutto da utilizzare come spazio di lavoro all'interno delle applicazioni di fotoritocco.

Infatti, in un'applicazione capace di gestire il colore, quando carichiamo un'immagine, qualsiasi sia lo spazio colore associato, questa viene "importata" nello spazio colore di lavoro.

Quindi, la scelta di tale spazio di lavoro sono importanti: se è troppo limitato, perdiamo i colori dell'immagine originale, oppure non sfruttiamo appieno i colori riproducibili dalla periferica di destinazione finale monitor, stampa.

E' lo spazio colore riconosciuto da praticamente tutte le applicazioni generiche, prime fra tutti i web browser Explorer, Firefox e compagnia bella. E' quindi obbligatorio utilizzarlo quando si producono immagini per il web, o quando immaginiamo che tali immagini saranno visualizzate mediante programmi o apparecchiature "non professionali", senza gestione del colore. AdobeRGB : è uno spazio colore molto diffuso nelle applicazioni grafiche, pero è più grande dell'sRGB e racchiude praticamente gli spazi colore di tutte le periferiche con cui lavoriamo.

E' supportato da tutte le applicazioni grafiche serie. Gestisce colori non presenti nell'AdobeRGB e presenti nel gamut di alcune stampanti ink-jet. LAB : questo è uno spazio importante, molto utilizzato come spazio di passaggio nelle conversioni tra spazi di colore. Quando si passa aLAB non si lavora più in modo RGB in cui ogni colore è individuato dalla mescolanza dei tre colori primari, ognuno espreso con un numero ma in un nuovo mondo, costituito da un asse L di luminosità quindi dal bianco al nero , e da due assi di colore a e b.

Per questo, in Phtoshop se volete ritoccare in LAB dovete cambiare modo, non cambiare spazio di lavoro. Molte operazioni eseguite solo sul canale L esempio tipico: lo sharpening sono molto efficaci perché non intervengono sui canali colore. Per esempio, possiamo valutare se lo spazio colore sRGB è abbastanza grande da essere utilizzato come spazio di lavoro in Photoshop, GIMP o in altri programmi con capacità di gestione del colore se la foto finale andrà stampata su una stampante inkjet.

ProPhotoRGB contiene completamente il profilo ICC di stampa: se lo scegliamo come spazio di lavoro, siamo sicuri di non perdere colori per strada! Come abbiamo anticipato, SRGB non gestisce una bella fetta di colori, che invece potrebbero essere stampati sempre che siano presenti nella foto. Il confronto con grafici tridimensionali nello spazio LAB è molto più informativo ed efficace, poichè possiamo conoscere con esattezza quali colori e a quali luminosità ci siano diferenze tra due profili.

Le immagine qui sotto non rendono appieno il concetto, meglio procurarsi un programma che possa girare e rigirare i grafici mediante il mouse. Eccoci arrivati al punto dolente: quale spazio di lavoro scegliere? Ne esistono altri, ma se li state utilizzando siete utenti molto esperti, quindi questo articolo non vi serve ma sapete camminare con le vostre gambe meglio del sottoscritto. Attenzione: non impostate mai come spazio di lavoro il profilo del monitor o il profilo della stampante: non si fa!

Questo vul dire che potete salvare, importare, copiare e incollare immagini senza problemi di veder colori che cambiano. Le foto stampate presso laboratori esterni su Internet o dal vostro fotografo devono essere in sRGB, pena possibili casini.

Tra l'altro il gamut delle stampanti chimiche è più piccolo dell'sRGB, quindi siete tranquilli. Un altro importantissimo vantaggio dell'sRGB molte volte non citato , è che i monitor non professionali hanno tutti un gamut simile se non uguale a sRGB, quindi potete essere quasi sicuri che "quel che vedete è quello che effettivamente è".


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